
Nel giorno di Ferragosto, riportando testualmente e seriamente un comico lancio dell'agenzia Adnkronos, che a sua volta riprendeva testualmente e seriamente un comunicato dell'ufficio stampa di Forza Italia, Il Corriere della sera ha informato i suoi lettori che: «In vacanza alle isole Eolie, Renato Schifani (nella foto), in compagnia di alcuni amici, ha dovuto aspettare per un'ora di fila che si liberasse un tavolo in un ristorante del centro di Lipari. Il capogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama ha pazientemente atteso il proprio turno, senza sollevare alcuna obiezione e senza pretendere un trattamento di favore». Resta da capire per quale motivo il ristorante eoliano si sia fatto cogliere impreparato dall'arrivo del senatore Schifani, dimenticandosi di riservargli un tavolo sempre libero a colazione, pranzo e cena in previsione del suo eventuale arrivo a qualunque ora del giorno e della notte. E resta da deplorare la maleducazione degli altri avventori, nessuno dei quali ha avvertito l'urgenza di lasciare il boccone a metà per alzarsi fulmineamente e cedere il posto a] senatore Schifani, previa riverenza e bacio della mano. Ma, in attesa di chiarimenti e di eventuali riforme legislative atte a scongiurare il ripetersi di simili incidenti, vanno sottolineati - come puntualmente ha fatto l'ufficio stampa di FI commentando il «simpatico episodio» - «lo stile», «la buona educazione» e «la signorilità» del senatore Schifani, che è riuscito a far la fila per ben 60 minuti «come un semplice cittadino», «armato di pazienza», senza «tirare fuori i "titoli"» o «sollevare alcuna obiezione all'attesa» o «pretendere un differente trattamento rispetto agli altri», scevro com'è da «prepotenze o favoritismi».
Chi, come noi, lamenta spesso le lacune dell'informazione in Italia non può che felicitarsi per la puntualità e la completezza della notizia. Il sistema, una volta tanto, ha funzionato. Dev'essere accaduto questo. La sera stessa in cui il senatore Schifani attendeva paziente il suo turno, qualche zelante componente del suo seguito - uno Schifani di Schifani - ha telefonato a Roma all'ufficio stampa italoforzuto. Qui ha subito trovato uno Schifani ancor più Schifani dello Schifani di Schifani, pronto a vergare su due piedi il comunicato e a diramarlo alle agenzie. All'Adnkronos, dove evidentemente gli Schifani non mancano, uno Schifani ancor più Schifani dello Schifani più Schifani dello Schifarti di Schifani ha diffuso la succulenta notizia a tutte le redazioni dei giornali e dei telegiornali. Ma, se non andiamo errati, soltanto il "Corriere ", fra i maggiori quotidiani, l'ha giudicata degna di nota e l'ha messa in pagina, con tanto di foto del paziente senatore, sotto il titolo: «Schifani al ristorante: un'ora di fila come tutti».
A nostro modesto parere, ha ragione il Corriere e hanno torto gli altri che l'hanno colpevolmente ignorata. Un comportamento normale da parte di uno Schifani fa più clamore del tizio che morde un cane. Stiamo parlando dell'uomo che si amputò il riporto perché gliel'aveva chiesto Berlusconi, che presentò il lodo dell' impunità per salvare Berlusconi dai processi, che per cinque anni è stato il più occhiuto custode delle leggi vergogna a beneficio di Berlusconi, che a Palermo aveva rapporti con una società legata a Nino Mandalà (poi arrestato come presunto boss di Villabate), che Filippo Mancuso immortalò come «principe del foro del recupero crediti» e che riuscì addirittura a insultare Rita Borsellino accusata di «sfruttare il cognome del fratello». È comprensibile che uno con quella faccia e quella reputazione faccia notizia se fa la fila, e non se la scavalca. Ed è umano che tenti di rifarsi una verginità, oltre che col taglio del riportino, con operazioni-simpatia come la comparsata a «Torte in faccia» con Pippo Franco su Canale5, o con gli auguri di buona navigazione a Massimo D'Alema per le future imprese nautiche del nostro ministro degli Esteri da diporto, o con i comunicati dalle Eolie dove si autodipinge come un cittadino normale.
Noi però preferiamo ricordarlo per quello che è. Non l'uomo che fa la fila. Ma l'uomo del Lodo Vergogna e delle altre leggi su misura:
ULIWOOD PARTY
MARCO TRAVAGLIO “l’Unità” 17 agosto 2006
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