
L’altro ieri, a Radio24, si parlava dello scandalo delle tessere fasulle di Forza Italia recapitate a centinaia di ignari cittadini napoletani. In veste di moralizzatore è intervenuto l’onorevole Alfredo Vito, giustamente sdegnato per questo malcostume, che lui attribuiva a un suo rivale interno al partito, ma al contempo teneva a precisare che il regolamento di Forza Italia è a prova di bomba: «Per iscriversi occorre essere presentati da un iscritto, o meglio da un dirigente del partito che garantisca sull’idoneità politica e morale dell’aspirante». Ora, poniamo che uno voglia iscriversi a Forza Italia e chieda all’on. Vito di garantire per la sua integrità morale: che fanno, lo accolgono a braccia aperte o lo cacciano in malomodo? Perché l’on. Vito non è l’omonimo del deputato Dc che, beccato col sorcio in bocca nel ‘92, confessò 22 tangenti, restituì 5 miliardi di lire, giurò di lasciare la politica e patteggiò 2 anni di reclusione: è sempre lui. Al giornalista di Radio24 che glielo faceva educatamente notare, Vito ha risposto che il patteggiamento non è un accertamento di responsabilità: è un semplice «accordo che all’epoca si faceva tra avvocati e giudici per chiudere i processi». E notoriamente un innocente, invece di farsi assolvere, si prendeva 2 anni di galera e restituiva sull’unghia 5 miliardi. Adesso il partito di Vito e di tanti altri come lui chiede le dimissioni di Vincenzo Visco perché è stato prosciolto dal pm di Roma (con una richiesta di archiviazione che definisce «illegittimo» ma «non illegale» il suo braccio di ferro con
ULIWOOD PARTY
MARCO TRAVAGLIO
l’Unità (26 settembre 2007)
A questo indirizzo si trova il video di Marco Travaglio relativo alla puntata di “Annozero” di giovedì 4 ottobre: Gelli Licio scrive agli italiani.
Nella trincea di "Annozero" "Il ministro non sa che dire"
È la filiforme Beatrice Borromeo, studentessa universitaria al secondo anno di giurisprudenza, modella di nobili origini e vaste amicizie di famiglia, a pronunciare la frase più crudele, molto più cattiva della vignetta di Vauro che pure aveva provocato la prima vera crisi col ministro della Giustizia: «Non è facile trovare qualcuno che lo voglia difendere o sia in grado di farlo, tanto meno lui stesso. Infatti ha deciso di non venire perché non è in grado di difendersi nel merito di quello che ha fatto». Lui. Cioè Clemente Mastella. Con lui oggi è la battaglia ingaggiata da "Annozero". Di nuovo Michele Santoro, al centro. Dietro di lui Sandro Ruotolo, l´ombra coi baffi: «Non parliamo oggi». Di fianco Marco Travaglio, a cui Mastella ha chiesto di rendere pubblico lo stipendio: «Ci sto. Ci sto anche a scambiarlo. E - se lui acconsente - potremmo allargare lo scambio alle case. La mia a lui, una delle sue a me».(…)
Mastella, affondo su Santoro. Prodi: trasmissione non seria
di Lorenzo Salvia ROMA — «Allora viva Emilio Fede!». La butta lì Clemente Mastella, nella foga della conferenza stampa convocata per rispondere al «linciaggio mediatico» che sente di aver subito l'altra sera durante Annozero. La trasmissione di Michele Santoro — dedicata al caso de Magistris, il pm di Catanzaro di cui il ministro della Giustizia ha chiesto il trasferimento preventivo — non è piaciuta nemmeno a Romano Prodi che però, dopo parole di fuoco, precisa: «Mai pensato di restringere la libertà del programma». MASTELLA — Il ministro della Giustizia conferma le sue critiche al magistrato di Catanzaro: «Prima di un giudizio non si chiama la piazza, come i camorristi quando arriva la polizia». Giura di essere «sereno» nonostante «abbia ricevuto molte minacce ». Ma è soprattutto sulla Rai che il caso finisce per rovesciarsi. «Non ho mai chiesto censure — dice il ministro — ma o il consiglio d'amministrazione dà delle regole che valgono per tutti o attiveremo strumenti parlamentari per sfiduciarlo». Una minaccia (politica) nemmeno troppo velata. Che lo porta a dare la sua lettura di quello che sta accadendo, con la mente anche agli attacchi arrivati negli ultimi giorni da Ballarò e dall'Espresso: «A Prodi prometto lealtà. Caro presidente, colpiscono me, ma vogliono fregare te. Se saltiamo noi salta il governo e torna Berlusconi ». Chi vuole colpire Prodi? «Una certa sinistra gaudente». Poi ne ha per tutti: Santoro e Travaglio («Voglio sapere quanto guadagnano»), Beatrice Borromeo («Una velinista») il gip Clementina Forleo: «Se un magistrato va in tv e attacca la politica in quanto tale, è la fine della giustizia». PRODI — «Ho letto i resoconti sulla trasmissione — dice Romano Prodi da Torino — e mi sembra che non vi si possa riscontrare nulla della serietà, della professionalità e dell'appropriatezza che dovrebbe avere una trasmissione che riguarda la giustizia». Parole severe, così dure che il presidente è poi costretto a correggere il tiro: «Qualcuno ha scambiato una semplice critica per un attentato alla libertà. Non ho mai pensato di restringere la libertà di Annozero ». Mastella incassa la solidarietà del presidente del Senato Franco Marini («Trasmissione a senso unico ») e quella indiretta di Walter Veltroni: «Mi sembra l'ennesimo segnale che sono saltati i ruoli, negli altri Paesi c'è un equilibrio di poteri». (…) Corriere della Sera (6 ottobre 2007)
(…) Prima di Prodi era intervenuto anche Veltroni, ma con qualche cautela in più. Anche il candidato segretario del Pd non aveva visto direttamente Annozero, «ma solo i titoli dei giornali. Ma credo che anche questa sia un’espressione del malessere che c’è in Italia: sono saltati i ruoli, la politica invade campi che non sono suoi e viceversa. In altri paesi i confini sono chiari e definiti». Nemmeno Rosy Bindi ha visto la tv, ma ha espresso la sua solidarietà a Prodi e Mastella.(…) Gianluca Luzi
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