Solo il Mondadori può essere definito così, perché nasce dalla scelta di De Benedetti e Berlusconi di rivolgersi a tre arbitri da loro stessi nominati. L'Alfano, invece, è una semplice legge
Da un paio di settimane, gl'italiani sentono ronzare nelle proprie orecchie un'espressione, "lodo Mondadori", che suona lontana e sconosciuta, grazie a un sistema dell'informazione sopratutto televisivo che pare fatto apposta per confondere le idee anche a chi ne ha.
Il fatto poi che gli ultimi sviluppi del lodo Mondadori si siano intrecciati con quelli di un altro lodo, l'Alfano, ha aggiunto confusione a confusione. Diciamo subito che cos'è un "lodo": una soluzione condivisa che chiude, fuori dai tribunali, una controversia fra due parti, cioè una lite. Dunque l'Alfano non era un lodo, ma una legge imposta da Berlusconi per congelare i suoi processi. La Corte Costituzionale l'ha ritenuta pure incostituzionale, quella legge, e dunque i processi al premier riprenderanno. Quello per la Mondadori invece era un lodo. Che cosa era successo? Che nel 1990 sia Carlo De Benedetti sia Silvio Berlusconi rivendicavano la proprietà del maggior gruppo editoriale italiano, in virtù di due successivi accordi stipulati per acquistare il pacchetto di controllo della famiglia Formenton-Mondadori.
Le due parti in lite decisero di affidarsi a un collegio di tre arbitri: uno nominato da De Benedetti, uno dai Formenton e da Berlusconi, l'altro dalla Cassazione. Alla fine gli arbitri emisero un lodo arbitrale che dava ragione a De Benedetti: la Mondadori era sua in quanto i titolari del pacchetto di maggioranza l'avevano promesso prima a lui. A quel punto il Cavaliere e i suoi alleati contestarono il lodo e lo impugnarono davanti alla Corte d'appello di Roma. Questa, nel gennaio '91, ribaltò il lodo Mondadori e consegnò a Berlusconi la casa editrice, che conteneva non soltanto il ramo libri, ma anche diversi giornali: la Repubblica, L'Espresso, Panorama, Epoca e una quindicina di giornali locali. Poi, grazie alle rivelazioni di Stefania Ariosto e ai movimenti bancari scoperti in Svizzera, si scoprì che gli avvocati della Fininvest - Cesare Previti, Attilio Pacifico e Giovanni Acampora - avevano comprato quella sentenza con soldi della Fininvest, versando al giudice che l'aveva firmata, Vittorio Metta, almeno 420 milioni in contanti. Di più: si scoprì che la sentenza non l'aveva scritta Metta, ma qualcuno ispirato dagli stessi avvocati Fininvest: il giudice corrotto ci mise solo la firma, depositò 160 pagine manoscritte di motivazione in appena 24 ore (un'impresa che nemmeno Balzac), poi cominciò ad incassare soldi non giustificati e infine lasciò la Magistratura per andare a lavorare come avvocato nello studio Previti con la figlia Sabrina. La Cassazione ha condannato definitivamente sia il giudice sia i tre avvocati, il quale s'è salvato grazie alla prescrizione del reato (anche se nella sentenza si legge che la sentenza era stata comprata "nel suo interesse" e che lui era il "privato corruttore" dietro l'operazione). In sostanza, da vent'anni il Cavaliere possiede il primo gruppo editoriale italiano (di cui restituì Repubblica, Espresso e giornali locali al gruppo De Benedetti-Caracciolo) grazie a una sentenza comprata con soldi suoi dai suoi avvocati nel suo interesse.
Ecco perché i giudici penali, condannando giudice e avvocati, hanno aggiunto che De Benedetti andava risarcito per il danno subito in una separata causa civile: quella che si è conclusa tre settimane fa, in primo grado, con il verdetto del giudice Raimondo Mesiano, che ha quantificato il danno in 750 milioni di euro. Mesiano doveva soltanto stabilire quanto ci avesse rimesso De Benedetti, ma che il risarcimento fosse dovuto da parte della Fininvest l'aveva già detto la Cassazione.
Ora naturalmente il Cavaliere ha scatenato la guerra mediatica contro il giudice, ovviamente "comunista", autore della sentenza, ovviamente "politica". E i suoi giornali hanno scritto che il risarcimento è uno "scippo", un "esproprio", un "attacco politico". Ma la politica non c'entra nulla.
Signor Berlusconi, potrebbe rispondere pubblicamente a queste domande?
Premessa: la Banca Rasini di Milano, di proprietà negli anni Settanta di Carlo Rasini, è stata indicata da Sindona e in molti documenti ufficiali di magistrati che hanno indagato sulla mafia, come la principale banca utilizzata dalla mafia per il riciclo del denaro sporco nel Nord-Italia. Di questa Banca sono stati clienti Pippo Calò, Totò Riina e Bernardo Provenzano, negli anni in cui formavano la cupola della mafia. In quegli stessi anni il Sig. Luigi Berlusconi lavorava presso la Banca, prima come impiegato, poi come Procuratore con diritto di firma e infine come Direttore.
1) Nel 1970, il procuratore della banca Luigi Berlusconi ratifica un’operazione molto particolare: la banca Rasini acquisisce una quota della Brittener Anstalt, una società di Nassau legata alla Cisalpina Overseas Nassau Bank, nel cui consiglio d’amministrazione figurano Roberto Calvi, Licio Gelli, Michele Sindona e monsignor Paul Marcinkus. Questo Luigi Berlusconi, procuratore con diritto di firma della banca Rasini, era suo padre?
2) Sempre intorno agli anni Settanta il Sig. Silvio Berlusconi ha registrato presso la banca Rasini ventitré holding come “negozi di parrucchiere ed estetista”, è lei questo Signor Silvio Berlusconi?
3) Lei ha registrato presso la banca Rasini, ventitré “Holding Italiane” che hanno detenuto per molto tempo il capitale della Fininvest, e altre 15 Holding, incaricate di operazioni su mercati esteri. Le ventitré holding di parrucchiere, che non furono trovate a una prima indagine della guardia di finanza, e le ventitré Holding italiane, sono la stessa cosa?
4) Nel 1979 il finanziere Massimo Maria Berruti che dirigeva e poi archiviò l’indagine della Guardia di Finanza sulle ventitré holding della Banca Rasini, si dimise dalla Guardia di Finanza. Questo signor Massimo Maria Berruti è lo stesso che fu assunto dalla Fininvest subito dopo le dimissioni dalla Guardia di Finanza, fu poi condannato per corruzione, eletto in seguito parlamentare nelle file di Forza Italia, e incaricato dei rapporti delle quattro società Fininvest con l’avvocato londinese David Mills, appena condannato in Italia su segnalazione della magistratura inglese?
5) Nel 1973 il tutore dell’allora minorenne ereditiera Anna Maria Casati Stampa si occupò della vendita al Sig. Silvio Berlusconi della tenuta della famiglia Casati ad Arcore. La tenuta dei Casati consisteva in una tenuta di un milione di metri quadrati, un edificio settecentesco con annesso parco, villa San Martino, di circa 3.500 metri quadri, 147 stanze,una pinacoteca con opere del Quattrocento e Cinquecento, una biblioteca con circa 3000 volumi antichi, un parco immenso, scuderie e piscine. Un valore inestimabile che fu venduto per la cifra di circa 500 milioni di lire (250.000 euro) in titoli azionari di società all’epoca non quotate in borsa, che furono da lei riacquistati pochi anni dopo per circa 250 milioni (125.000 euro). Il tutore della Casati Stampa era un avvocato di nome Cesare Previti. Questo avvocato è lo stesso che poi è diventato suo avvocato della Fininvest, senatore di Forza Italia, Ministro della Difesa, condannato per corruzione ai giudici, interdetto dai diritti civili e dai pubblici uffici, e che lei continua a frequentare?
6) A Milano, in via Sant’Orsola 3, nacque nel 1978 una società denominata Par.Ma.Fid. La Par.Ma.Fid. è la medesima società fiduciaria che ha gestito tutti i beni di Antonio Virgilio, finanziere di Cosa Nostra e riciclatore di capitali per conto dei clan di Giuseppe e Alfredo Bono, Salvatore Enea, Gaetano Fidanzati, Gaetano Carollo, Carmelo Gaeta e altri boss – di area corleonese e non – operanti a Milano nel traffico di stupefacenti a livello mondiale e nei sequestri di persona. Signor Berlusconi, importanti quote di diverse delle suddette ventitré Holding verranno da lei intestate proprio alla Par.Ma.Fid. Per conto di chi la Par.Ma.Fid. ha gestito questa grande fetta del Gruppo Fininvest e perché lei decise di affidare proprio a questa società una parte così notevole dei suoi beni?
7) Signor Berlusconi da dove sono venuti gli immensi capitali che hanno dato inizio, all’età di ventisette anni, alla sua scalata al mondo finanziario italiano? Vede, Signor Berlusconi, tutti gli eventuali reati cui si riferiscono le domande di cui sopra sono oramai prescritti. Ma il problema è che i favori ricevuti dalla mafia non cadono mai in prescrizione, i cittadini italiani, europei, i primi ministri dei paesi con cui lei vuole incontrarsi, hanno il diritto di sapere se lei sia ricattabile o se sia una persona libera.
P.S. Dato che lei è già stato condannato in via definitiva per dichiarazioni false rese ad un giudice in un tribunale, dovrebbe farci la cortesia di fornire anche le prove di quello che dice, le sole risposte non essendo ovviamente sufficienti.
NOTA – Le sette domande sono state pubblicate ne “L’odore dei soldi” di Elio Veltri e Marco Travaglio (Editori Riuniti) 2001. Quindi note a tutti i parlamentari del Partito delle Libertà, della Lega e all’opposizione. Berlusconi ha intentato due cause agli autori del libro: la prima, per diffamazione, si è conclusa nel 2005 con l’assoluzione dei due autori e la condanna a Berlusconi: 100.000 euro di spese. La seconda – richiesta di risarcimento per diffamazione a mezzo stampa – è stata respinta dal Tribunale di Roma con l’obbligo del pagamento di 15.000 euro da parte del querelante. Carlo Costelli, dipartimento di Fisica & e INFN Università Sapienza, Roma, informa che questo testo in italiano, francese, inglese, spagnolo, tedesco è a disposizione su http://sites.google.com/site/carlocosmelliwebsite/Home gruppo facebook. Sta per entrare in rete la traduzione in arabo, giapponese, olandese.
Come l’utilizzatore finale ha conquistato il gruppo Mondadori
MARCO TRAVAGLIO
Dal giudice Metta a Mills: Strategia di una corruzione continua.
Soltanto chi non ha mai letto le varie sentenze che, negli anni, hanno riguardato Silvio Berlusconi, può meravigliarsi se il 3 ottobre 2009 il giudice civile del Tribunale di Milano, Raimondo Mesiano, ha scritto che di fatto l’Italia è governata da un delinquente. Tecnicamente da un corruttore di giudici: “corresponsabile della vicenda corruttiva”, cioè della sentenza comprata dai suoi avvocati con soldi suoi che nel 1991 gli regalò il primo gruppo editoriale del Paese, sottraendolo al legittimo proprietario, Carlo De Benedetti. Di qui la condanna in primo grado, per la holding di famiglia, a restituire il maltolto dopo vent’anni di possesso abusivo della Mondadori: 750 milioni di euro di danni. Che poi il presidente del Consiglio sia pure un corruttore di testimoni, lo si può leggere nella sentenza di primo grado a carico di David Mills (ora pubblicata da Peter Gomez e Antonella Mascali ne “Il regalo di Berlusconi”, Chiarelettere): lì i giudici milanesi aggiungono che corruppe pure la Guardia di Finanza, ma si salvò in Cassazione per “insufficienza probatoria” proprio grazie alla falsa testimonianza prezzolata di Mills.
Responsabile di corruzione.
“Silvio Berlusconi – ricorda il giudice Mesiano nelle 140 pagine di motivazione che il Fatto inizia oggi a pubblicare a pag. 10-11 - era all'epoca dei fatti di causa Presidente del Cda di Fininvest e tale rimase fino al 29.01.1994. Tanto premesso, è da affermare la sussistenza della responsabilità civile della società di capitali per il fatto anche penalmente illecito del legale rappresentante o dell'amministratore della stessa società, quando detto fatto è compiuto nel compimento di un’attività gestoria”. Ma non c’è solo la sua posizione apicale nel gruppo Fininvest, a incastrarlo. Il giudice civile ricorda che nel 2001 la Corte d’appello di Milano, ribaltando la decisione del gip, rinviò a giudizio gli imputati del caso Mondadori, tranne uno: Silvio Berlusconi. Perché innocente? No, perché per lui il reato di corruzione giudiziaria fu derubricato per un vuoto legislativo in corruzione semplice, e così, grazie alla generosa concessione delle attenuanti generiche, il termine massimo di prescrizione scese da 15 a 7 anni e il reato di estinse appunto per il fattore-tempo. Anziché rinunciare alla prescrizione,“Berlusconi propose ricorso per Cassazione chiedendo il proscioglimento con formula piena di merito, ricorso che venne rigettato dalla Corte di Cassazione. Orbene nei confronti del Berlusconi è stata pronunciata sentenza irrevocabile, che ha dichiarato il reato estinto per prescrizione”. Il che non significa che il Cavaliere è innocente, anzi: “il giudice, una volta rilevata la sussistenza di una causa estintiva del reato, non può compiere alcun ulteriore accertamento probatorio sulla responsabilità dell'imputato, ma deve senza altro dichiarare la causa estintiva del reato, a meno che dagli atti già emerga la prova evidente che il fatto non sussiste o l'imputato non l'ha commesso, poiché in tal caso il giudice è tenuto a pronunciare il proscioglimento nel merito del prevenuto. Pertanto, se il Berlusconi non è stato prosciolto nel merito dalla Corte, è perché non vi era l'evidenza dell'innocenza dell’imputato”. Ha commesso il fatto.
Il fatto che gli abbiano concesso le attenuanti, che non spettano certo agli innocenti, parla da sé: “Trattasi di pronuncia che ovviamente preclude l’assoggettamento del Berlusconi medesimo a giudizio di responsabilità penale ed a sanzione penale per il fatto, per cui è causa, ma, trattandosi di sentenza non emessa a seguito di giudizio di merito, ma solo a seguito di applicazione di causa estintiva del reato, essa non preclude in alcun modo che, nella presente sede, venga ritenuto ‘incidenter tantum’ che il Berlusconi ha commesso il fatto de qua, ai soli fini civilistici e risarcitori, di cui qui si discute”. Insomma, per la giustizia civile Berlusconi è un corruttore e deve sborsare il risarcimento.
Come arriva a questa conclusione il giudice Mesiano? Ricorda che “i conti All Iberian e Ferrido erano accesi su banche svizzere e di cui era beneficiaria economica la Fininvest. Non è quindi assolutamente pensabile che un bonifico dell'importo di 2.732.868 dollari (circa 3 miliardi di lire) potesse essere deciso ed effettuato senza che il legale rappresentante, che era poi anche amministratore della Fininvest, lo sapesse e lo accettasse”. E proprio da quei conti svizzeri partì la mega-provvista della Fininvest a Previti che poi, con tortuose gimkane finanziarie, ne girò una parte agli altri avvocati giù giù fino al giudice Metta.
Provvista targata Silvio.
“Abbiamo i seguenti fatti noti: la provenienza della somma di 2.732.868 $ bonificati, in vista delle già dimostrate finalità corruttive, a Previti dai conti All Iberian e Ferrido accertatamente appartenenti a Fininvest e la posizione verticale di Silvio Berlusconi nella stessa Fininvest: da tali fatti noti è d'obbligo inferire l'affermazione del fatto ignoto, e cioè la consapevolezza e l'accettazione dell'inoltro a Previti della provvista corruttiva da parte di Silvio Berlusconi, e ciò sulla base di un criterio di ‘normalità’: vale a dire rientra assolutamente nell'ordinario svolgersi degli accadimenti umani che un bonifico di quella entità poteva essere inoltrato solo sulla base della preventiva accettazione da parte di chi nella compagine sociale, da cui proveniva la somma destinata alla condotta corruttiva, ricopriva un’incontrastata posizione verticale”. Del resto, rammenta il giudice, “la prova per presunzioni nel processo civile ha la stessa dignità della prova diretta. Ciò è stato di recente ribadito dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione”. E dunque “sarebbe assolutamente fuori dell'ordine naturale degli accadimenti umani che un bonifico di circa 3 miliardi di lire sia disposto ed eseguito, per le dimostrate finalità corruttive, senza che il ‘dominus’ della società, dai cui conti il bonifico proviene, ne sia a conoscenza e lo accetti. Pertanto è da ritenere, ‘incidenter tantum’ ed ai soli fini civilistici del presente giudizio, che Silvio Berlusconi sia corresponsabile della vicenda corruttiva, per cui si procede, corresponsabilità che, come logica conseguenza, comporta, per il principio della responsabilità civile delle società di capitali per il fatto illecito del loro legale rappresentante o amministratore commesso nell'attività gestoria, la responsabilità della stessa Fininvest… Deve quindi essere, in primo luogo, affermata la responsabilità della società convenuta per la condotta posta in essere, nella sua già vista qualità, dall'On. Silvio Berlusconi”. E la Cir di De Benedetti dev’essere risarcita per “il danno subito da ‘perdita di chance’: vale a dire, posto che nessuno sa come avrebbe deciso una Corte incorrotta, certamente è vero che la corruzione del giudice Metta privò la Cir della chance di ottenere da quella corte una decisione favorevole”.
La sentenza dimenticata
Chi si meraviglia, o addirittura si indigna, per le parole del giudice civile, non conosce quelle ben più pesanti usate da quelli penali, e in una sentenza ormai irrevocabile. Se il verdetto dell’altro giorno ha come unica novità il mega-risarcimento (peraltro ampiamente prevedibile, viste le dimensioni e il valore del corpo del reato), quello della Corte d’appello di Milano nel 2006, poi confermato dalla Cassazione nel 2007, spiegava esplicitamente come Silvio Berlusconi non solo sapesse, ma fosse il mandante, il finanziatore e l’utilizzatore finale della corruzione del giudice Vittorio Metta da parte dei tre avvocati Fininvest, Cesare Previti, Giovanni Acampora e Attilio Pacifico. Lì i giudici definiscono Berlusconi “privato corruttore” e aggiungono che “la retribuzione del giudice corrotto è fatta nell’interesse e su incarico del corruttore”: cioè del nostro premier. Che rimase impunito solo per il combinato disposto di tre fatti tecnici: corruzione semplice e non giudiziaria, attenuanti generiche e prescrizione. Quest’ultima fu negata ad avvocati corruttori e giudice corrotto per vari motivi: “l’enorme gravità del reato… e del danno arrecato non solo alla giustizia, ma all’intera comunità, minando i principi posti alla base della convivenza civile secondo i quali la giurisdizione è valore a presidio e a tutela di tutti i cittadini con conseguente ulteriore profilo di gravità per l’enorme nocumento cagionato alla controparte nella causa civile e per le ricadute nel sistema editoriale italiano, trattandosi di controversia (la cosiddetta guerra di Segrate) finalizzata al controllo dei mezzi di informazione; la spiccata intensità del dolo; i motivi a delinquere determinati solo dal fine di lucro e, più esattamente, dal fine di raggiungere una ricchezza mai ritenuta sufficiente; i comportamenti processuali tenuti (con continue e spudorate “menzogne”, ndr); il precedente penale specifico (Imi-Sir, ndr)”.
Questo scrivevano, tre anni fa, i giudici penali d’appello. Questo confermava, due anni fa, la Cassazione condannando Previti, Pacifico e Acampora a 1 anno e 6 mesi e Metta a 2 anni e 8 mesi per corruzione giudiziaria “in continuazione” con le pene già subìte per la sentenza gemella di Imi-Sir, anch’essa comprata (Previti, Pacifico e Metta 6 anni, Acampora 3 anni e 8 mesi). Perché allora il risarcimento lo deve pagare Berlusconi? Perché la Cassazione già in sede penale l’ha ritenuto mandante di quella corruzione giudiziaria. E perché l’utilizzatore finale della Mondadori è lui, non certo il giudice o i suoi avvocati. I quali, fra l’altro, risultano pressoché nullatenenti.
Martedì 6 ottobre 2009—Anno I
Redazione: via Orazio n° 10—00 193 Roma tel.+39 06 32 818 1 —fax +39 06 32818 100
TRE MILIARDI
DI M.T.
I passaggi di denaro tra Previti e Metta
Il 14 febbraio ’91, all’indomani della sentenza Metta, dalle casse della All Iberian parte un bonifico di 2.732.868 dollari (3 miliardi di lire) al conto Mercier di Previti. Da questo, il 26 febbraio, altro bonifico di 1,5 miliardi (metà provvista) al conto Careliza Trade di Acampora. Questi il 1°ottobre bonifica 425 milioni a Previti, che li dirotta in due tranche (11 e 16 ottobre) sul conto Pavoncella di Pacifico. Il quale preleva 400 milioni in contanti il 15 e 17 ottobre e li fa recapitare in Italia a Metta. Il giudice, neimesi successivi, fa diverse spese, soprattutto in contanti di provenienza imprecisata (circa 400 milioni). Poi lascia la toga e diventa avvocato nello studio Previti. A proposito di quei 3 miliardi, Previti parla di “tranquillissime parcelle”. Ma non riesce a documentare un solo incarico
Signor Berlusconi, potrebbe rispondere pubblicamente a queste domande?
Premessa: la Banca Rasini di Milano, di proprietà negli anni Settanta di Carlo Rasini, è stata indicata da Sindona e in molti documenti ufficiali di magistrati che hanno indagato sulla mafia, come la principale banca utilizzata dalla mafia per il riciclo del denaro sporco nel Nord-Italia. Di questa Banca sono stati clienti Pippo Calò, Totò Riina e Bernardo Provenzano, negli anni in cui formavano la cupola della mafia. In quegli stessi anni il Sig. Luigi Berlusconi lavorava presso la Banca, prima come impiegato, poi come Procuratore con diritto di firma e infine come Direttore.
1) Nel 1970, il procuratore della banca Luigi Berlusconi ratifica un’operazione molto particolare: la banca Rasini acquisisce una quota della Brittener Anstalt, una società di Nassau legata alla Cisalpina Overseas Nassau Bank, nel cui consiglio d’amministrazione figurano Roberto Calvi, Licio Gelli, Michele Sindona e monsignor Paul Marcinkus. Questo Luigi Berlusconi, procuratore con diritto di firma della banca Rasini, era suo padre?
2) Sempre intorno agli anni Settanta il Sig. Silvio Berlusconi ha registrato presso la banca Rasini ventitré holding come “negozi di parrucchiere ed estetista”, è lei questo Signor Silvio Berlusconi?
3) Lei ha registrato presso la banca Rasini, ventitré “Holding Italiane” che hanno detenuto per molto tempo il capitale della Fininvest, e altre 15 Holding, incaricate di operazioni su mercati esteri. Le ventitré holding di parrucchiere, che non furono trovate a una prima indagine della guardia di finanza, e le ventitré Holding italiane, sono la stessa cosa?
4) Nel 1979 il finanziere Massimo Maria Berruti che dirigeva e poi archiviò l’indagine della Guardia di Finanza sulle ventitré holding della Banca Rasini, si dimise dalla Guardia di Finanza. Questo signor Massimo Maria Berruti è lo stesso che fu assunto dalla Fininvest subito dopo le dimissioni dalla Guardia di Finanza, fu poi condannato per corruzione, eletto in seguito parlamentare nelle file di Forza Italia, e incaricato dei rapporti delle quattro società Fininvest con l’avvocato londinese David Mills, appena condannato in Italia su segnalazione della magistratura inglese?
5) Nel 1973 il tutore dell’allora minorenne ereditiera Anna Maria Casati Stampa si occupò della vendita al Sig. Silvio Berlusconi della tenuta della famiglia Casati ad Arcore. La tenuta dei Casati consisteva in una tenuta di un milione di metri quadrati, un edificio settecentesco con annesso parco, villa San Martino, di circa 3.500 metri quadri, 147 stanze,una pinacoteca con opere del Quattrocento e Cinquecento, una biblioteca con circa 3000 volumi antichi, un parco immenso, scuderie e piscine. Un valore inestimabile che fu venduto per la cifra di circa 500 milioni di lire (250.000 euro) in titoli azionari di società all’epoca non quotate in borsa, che furono da lei riacquistati pochi anni dopo per circa 250 milioni (125.000 euro). Il tutore della Casati Stampa era un avvocato di nome Cesare Previti. Questo avvocato è lo stesso che poi è diventato suo avvocato della Fininvest, senatore di Forza Italia, Ministro della Difesa, condannato per corruzione ai giudici, interdetto dai diritti civili e dai pubblici uffici, e che lei continua a frequentare?
6) A Milano, in via Sant’Orsola 3, nacque nel 1978 una società denominata Par.Ma.Fid. La Par.Ma.Fid. è la medesima società fiduciaria che ha gestito tutti i beni di Antonio Virgilio, finanziere di Cosa Nostra e riciclatore di capitali per conto dei clan di Giuseppe e Alfredo Bono, Salvatore Enea, Gaetano Fidanzati, Gaetano Carollo, Carmelo Gaeta e altri boss – di area corleonese e non – operanti a Milano nel traffico di stupefacenti a livello mondiale e nei sequestri di persona. Signor Berlusconi, importanti quote di diverse delle suddette ventitré Holding verranno da lei intestate proprio alla Par.Ma.Fid. Per conto di chi la Par.Ma.Fid. ha gestito questa grande fetta del Gruppo Fininvest e perché lei decise di affidare proprio a questa società una parte così notevole dei suoi beni?
7) Signor Berlusconi da dove sono venuti gli immensi capitali che hanno dato inizio, all’età di ventisette anni, alla sua scalata al mondo finanziario italiano? Vede, Signor Berlusconi, tutti gli eventuali reati cui si riferiscono le domande di cui sopra sono oramai prescritti. Ma il problema è che i favori ricevuti dalla mafia non cadono mai in prescrizione, i cittadini italiani, europei, i primi ministri dei paesi con cui lei vuole incontrarsi, hanno il diritto di sapere se lei sia ricattabile o se sia una persona libera.
P.S. Dato che lei è già stato condannato in via definitiva per dichiarazioni false rese ad un giudice in un tribunale, dovrebbe farci la cortesia di fornire anche le prove di quello che dice, le sole risposte non essendo ovviamente sufficienti.
NOTA – Le sette domande sono state pubblicate ne “L’odore dei soldi” di Elio Veltri e Marco Travaglio (Editori Riuniti) 2001. Quindi note a tutti i parlamentari del Partito delle Libertà, della Lega e all’opposizione. Berlusconi ha intentato due cause agli autori del libro: la prima, per diffamazione, si è conclusa nel 2005 con l’assoluzione dei due autori e la condanna a Berlusconi: 100.000 euro di spese. La seconda – richiesta di risarcimento per diffamazione a mezzo stampa – è stata respinta dal Tribunale di Roma con l’obbligo del pagamento di 15.000 euro da parte del querelante. Carlo Costelli, dipartimento di Fisica & e INFN Università Sapienza, Roma, informa che questo testo in italiano, francese, inglese, spagnolo, tedesco è a disposizione su http://sites.google.com/site/carlocosmelliwebsite/Home gruppo facebook. Sta per entrare in rete la traduzione in arabo, giapponese, olandese.
Le prime pagine sono, nell’ordine: l’Unità, Il Giornale, Liberazione, la Repubblica e il Fatto del 4 ottobre; Il Giornale, l’Unità e la Repubblica del 5 ottobre.
L’altro giorno, grazie a Gian Antonio Stella, abbiamo scoperto che Cesare Previti è ancora iscritto all’Ordine degli avvocati di Roma, due anni e mezzo dopo le condanne definitive per Imi-Sir (6 anni) e Mondadori (1 anno e mezzo). Comprava i giudici e le sentenze, ma chi se ne frega. Evidentemente Cesarone, pur lontano dai riflettori, continua a contare parecchio. Lo dimostra il candidato scelto dal Pdl per la Corte costituzionale al posto dell’impresentabile (nel senso etimologico del termine) Pecorella. Si chiama Giorgio Spangher, ha 64 anni, è un avvocato triestino, insegna Procedura penale alla Sapienza ed è stato membro laico del Csm dal 2002 al 2007 in quota FI. Anzi, in quota Previti. Per 5 anni si battè come un leone contro i migliori magistrati d’Italia, da quelli di Palermo a quelli di Milano. Ma fu nell’estate del 2003 che gettò la maschera: il ministro Castelli aveva appena ricevuto la relazione, ancora top secret, dei suoi ispettori che proponevano di punire i pm Colombo e Boccassini perché rifiutavano di mostrare a Previti e Berlusconi il fascicolo 9520/95 coperto da segreto (obbedivano alla legge). Spangher lavorò di sponda: come presidente della I commissione del Csm, che segue le procedure di trasferimento, attivò una pratica per cacciare Colombo e Boccassini da Milano per “incompatibilità ambientale". Intanto un sedicente "Comitato per la Giustizia" li denunciava alla Procura di Brescia per abuso d’ufficio (sempre per aver tenuto segreto un fascicolo segreto). Fu allora che, grazie a un giornalista, si scoprì il perché della solerzia spangheriana: il professore, oltreché membro del Csm, era anche un consulente retribuito dei coimputati di Previti e Berlusconi nel processo Imi-Sir/Mondadori, avendo firmato per le loro difese ben tre pareri "pro veritate" contro i magistrati milanesi. Conflitto d’interessi? "Ma no, ho dato quei pareri - si difese l’interessato - senza guardare le carte". Una barzelletta. I primi due pareri, stilati per conto degli eredi di Rovelli e di Giovanni Acampora (poi condannati per corruzione giudiziaria), portano le date del 16 luglio e del 4 ottobre 2001, quando le difese speravano di far annullare il rinvio a giudizio di tutti gli imputati in base alla sentenza della Consulta che aveva annullato alcune tappe dell’udienza preliminare. Spangher diede manforte, scrivendo che su tutti gli atti del gup pendeva un "vizio assoluto e oggettivo". Dunque s’imponeva l’annullamento del rinvio a giudizio e "la regressione processuale per tutti gli imputati" alla casella di partenza: nuova udienza preliminare. Il Tribunale fu di diverso parere e il 23 novembre 2001 salvò gli atti cambiandone la motivazione. Sfumata la speranza di azzerare il processo, partirono le manovre per farlo trasferire da Milano a Brescia, con la legge Cirami. Anche sul legittimo sospetto Spangher, consulente multiuso, si diede da fare: nuovo parere del 23 maggio 2002, sempre a favore del figlio e della vedova di Rovelli: "Ho esaminato le richieste dei signori Rovelli nonché di Berlusconi, Verde, Pacifico, Previti... Sull’intero Tribunale di Milano grava un legittimo sospetto non eliminabile con normali misure". Il professore si avventurava poi in spericolati paralleli fra la Milano del 2002 e l’Italia dei "procedimenti post-bellici ai collaborazionisti" col fascismo. Descriveva una Milano in preda a moti pre-insurrezionali: "lacerazione e frattura del tessuto sociale, istituzionale, politico ed economico", in cui "agli imputati è impossibile esplicare pienamente i diritti processuali". Colpa del “Resistere, resistere, resistere” di Borrelli, dei girotondi e addirittura del "contrasto istituzionale del ministro con il Csm". Dunque i processi dovevano passare a Brescia: "Nell’interesse di tutti", beninteso. La Cassazione smentì ancora una volta le sue tesi. Ma Spangher intanto aveva già traslocato a Palazzo dei Marescialli. Qui, il 15 luglio, la VI commissione discuteva del segreto opposto dai due pm agli ispettori sul fascicolo 9520/95. E tirava aria di sconfitta per Previti & C. Così il consigliere-consulente fece arrivare dal ministero la relazione ispettiva contro i due pm. Una manina gentile ne recapitò subito copia al Giornale, che l’indomani la pubblicò in esclusiva. Castelli non gradì e prese le distanze. Rognoni, vicepresidente del Csm, criticò il conflitto d’interessi di Spangher, che alla fine non partecipò al voto del Csm sull'ispezione a Milano. Ora potrebbe diventare giudice costituzionale, al posto di Romano Vaccarella (già avvocato civilista di Previti). La domanda è: alla Corte costituzionale c’è un seggio riservato a Previti, come i banchi ex voto delle chiese, o si può nominare anche uno che non abbia lavorato per Cesare?
l'Unità (18 ottobre 2008)
FRONTE DEL VIDEO
Coerente follia
Anche un orrore per così dire «postumo» può andar bene per Bruno Vespa, che non si è lasciato sfuggire Pietro Maso e gli altri, per allestire il solito teatrino della crudeltà. Sullo sfondo dello studio, appeso alla scenografia come il ritratto di un trucido antenato, figurava anche il sindaco di Verona, Tosi, che a noi personalmente fa davvero paura. Sosteneva, come sempre, che la colpa è tutta del buonismo. Senza considerare quello che sta producendo nel Paese il «cattivismo» leghista, una barbarie alla quale Berlusconi e i suoi avvocati, dopo decenni di garantismo ad personam, non si oppongono di certo. Del resto, questo governo non ha vergogna neppure di infierire sui bambini, che in questi giorni, con le loro mamme, partecipano alle proteste contro la Gelmini e i tagli delle già scarse risorse scolastiche. Avevano cominciato con i bimbi rom, ora sono passati agli altri, extracomunitari e no. C’è coerenza in questa follia, perché i bambini sono tutti uguali: chi ne colpisce uno, li colpisce tutti.
Diario di bordo della giornata televisiva 16 ottobre 2008. Dappertutto Brunetta. E dappertutto ripete che lui è professore, come se la cosa ancora non finisse di sorprenderlo. Forse sospetta che Berlusconi lo abbia voluto nel governo solo perché è più basso di lui. Invece è un grand’uomo, a sentire i sondaggi che lo indicano tra i più popolari (tra i sondaggisti). Un altro simpaticone partecipa ad AnnoZero: si chiama Della Vedova e si arrabbia molto quando Rosy Bindi cita i dati Caritas secondo i quali ci sono in Italia 15 milioni di poveri. Precisa urlando che si tratta solo di «povertà relativa». I pensionati costretti a chiedere l’elemosina di un pasto alla Caritas saranno contenti di fare una fame relativa, mentre quelli che fanno una fame assoluta muoiono prima di incazzarsi con Della Vedova. Infine, abbiamo visto in tv un leghista che, per difendere l’orrore delle classi differenziali, le ha chiamate classi di integrazione degli immigrati. Ma voleva dire classi di disintegrazione (purtroppo i leghisti hanno dei problemi con l’italiano).
Fervono a Milano i festeggiamenti per il centesimo compleanno dell'Arnoldo Mondadori Editore. Tra un convegno, una mostra e un vernissage, il centro di Milano (Scala, Galleria, Palazzo Reale) è stato per l'occasione privatizzato e trasformato dalla giunta Moratti in un gigantesco set per celebrare degnamente l'anniversario. Un libro, Album Mondadori 1907-2007, ricostruisce il primo secolo di vita del glorioso marchio. Purtroppo nell'indice dei nomi ne mancano due fondamentali: Metta Vittorio e Previti Cesare. Il primo è il giudice della Corte d'appello di Roma che il 24 gennaio 1991 annullò il lodo Mondadori e consegnò la casa editrice a Berlusconi, sottraendola al legittimo proprietario De Benedetti. Il secondo è l'avvocato occulto di Berlusconi che, insieme ai colleghi Pacifico e Acampora, fece recapitare a Metta almeno 400 milioni di lire in contanti, messi gentilmente a disposizione della Fininvest. Una storia così torbida e avvincente meriterebbeun Giallo Mondadori tutto per sé, o almeno un capitolo dell'Album encomiastico. Invece niente. Silenzio assoluto. Fra i rulli di tamburo e gli squilli di trombone delle celebrazioni, nessuno ricorda che da 16 anni Berlusconi possiede un gruppo editoriale, il primo d'Italia, che non gli appartiene. E come si chiama, dizionario alla mano, chi possiede una cosa che non gli appartiene? Ladro, se l'ha rubata lui. Ricettatore, se l'ha rubata un altro per lui. Per carità, parlare di furti o di ricettazioni avrebbe rovinato la festa. Ma qualcuno, almeno fra le righe, avrebbe potuto scriverlo che la prima casa editrice italiana fu sottratta 16 anni fa al legittimo proprietario dall'attuale capo dell'opposizione, che fra l'altro non l'ha ancora restituita. Non c'è nemmeno bisogno dei verbi al condizionale o dell'aggettivo «presunto», per raccontare questa storia: la sentenza di condanna diPreviti, Metta & C. è definitiva da qualche mese, proprio come la prescrizione di Berlusconi. Per dire: forse Salman Rushdie e David Grossman, anch'essi l'altra sera alla Scala, non hanno mai saputo che i loro libri in Italia vengono pubblicati da un abusivo, che comprava giudici e sentenze. Sarebbe il caso di farglielo sapere. Ma non c'è pericolo: anche questa volta lasceranno l'Italia senza sospettare nulla. Leggendo i giornali di ieri han trovato molti particolari sull'abbigliamento di Marina Berlusconi, sulla pettinatura di Piersilvio, sulla lacca della Moratti (pare che il buco dell'ozono, che si stava restringendo, abbia ricominciato ad allargarsi), sulla leggendaria simpatia di Vespa e Confalonieri, ma nemmeno una parola sulla sentenza della Cassazione che ha definitivamente sancito l'illiceità del passaggio della sentenza cheannullò il lodo Mondadori e sconvolse gli equilibri editoriali (e anche politici) dell'Italia. Visto che alla cerimonia ha preso parte l'Ingegnere (che nella causa civile da lui intentata ai berluscones attende la restituzione del maltolto, quantificato in un milione di euro), sarebbe stato facile ricordare, in due righe, com'è finita la faccenda. Invece niente, nemmeno una parola. Esemplare la paraculaggine della Stampa, che nella didascalia sotto la foto dell'Ingegnere scrive: "Lo sconfitto: De Benedetti battuto nel 1991 nella guerra per il possesso della casa editrice". Ecco, secondo La Stampa le sentenze comprate si chiamano "guerre", tant'è che Marina auspica la pace. Uno deruba un altro, poi i giornali scrivono che i due erano in guerra, ma ora faranno la pace. Strepitoso. Più pudicamente, il Corriere evita di ricordare chi controlli oggi la Mondadori ecome se la sia procurata. Sul Giornale della ditta, Mario Giordano Bruno Guerri infrange il muro della decenza, e scrive testuale: «La fine del 1984 era il periodo della grande crisi della casa editrice, messa in pericolo dall'investimento televisivo e dall'assalto di De Benedetti». Ecco: il pericolo era De Benedetti che comprò il gruppo, non Previti che comprò i giudici. E tutti vissero felici e contenti.
Ps. L'unico a ricordare la storia più recente della Mondadori è stato Piero Ricca, che ha tentato di volantinare stralci della sentenza in piazza Scala. Ma la Questura ha pensato bene di farlo prelevare con la forza e rinchiudere in commissariato per tutta la durata della cerimonia. Sarebbe interessante sapere dal questore e dal Viminale quale reato commetta un cittadino incensurato distribuendo sentenze della Cassazione e se Milano sia ancora una città libera o sia stata invece annessa a Milano-2. Attendiamo fiduciosi risposte.
A proposito del post precedente, mi fa piacere evidenziare la reazione dell’amica Roberta dalla lontana Australia. Carissimo Frank, al Sen. Nino Randazzo, ho scritto la seguente lettera di ringraziamento: "Desidero ringraziarla a nome mio e della mia famiglia per la linearità e dirittura morale con cui ha rifiutato le offensive offerte che le erano state rivolte dal rappresentante della Cdl. In questo modo ha anche reso chiaro che non è strettamente necessario che gli italiani emigrati all'estero siano così sprovveduti e, soprattutto, facilmente lusingati dalle promesse di potere o altro. La nostra italianità e il nostro Tricolore escono vittoriosi e pieni di dignità `da questa sua presa di posizione nei confronti di una offerta manifestamente scorretta."
Penso che glielo dovevamo al nostro Senatore.
Ciao Roberta da Sydney
Genova non ha i giorni tutti uguali Adesso vogliamo la verità sul G8
Cinquantamila in piazza, pacifici
Alessia Grossi
Si parte da Piazza Principe, stazione marittima, Genova. Sei anni dopo la Genova del G8, 50mila persone riformano il corteo delle sigle di allora e dei nuovi movimenti, quelli nati dopo le vicende di quel controvertice (…). Pochi passi e arriva lui, Don Andrea Gallo a guidare con poche parole un corteo che è appena partito ed ha già messo in piedi lunghi discorsi. «Porto il messaggio di padre Alex Zanotelli - spiega il prete settantanovenne con la sciarpa della pace al collo - L'Intera lettera la leggerò a conclusione del corteo in piazza De Ferrari. Qualche stralcio: È gravissimo che si faccia ricadere la responsabilità dei fatti di Genova solo sui 25 partecipanti condannandoli a 225 anni di carcere, mentre i veri responsabili sono stati promossi ad alte cariche dello Stato». E, conclude Don Gallo dando inizio alla manifestazione, «siamo noi a dover dimostrare loro che cosa significa democrazia. Mi raccomando, non fatevi provocare dai figli di....». Ed eccolo il corteo che si muove compatto dietro lo striscione con scritto La storia siamo noi. (…) L'attesa di partecipazione era alta, ma a quanto pare i numeri del corteo hanno superato qualsiasi previsione. Per la questura ci sarebbero dovuti essere 20-30 mila manifestanti. Ma già si parla di più di 50mila. Genova sotto assedio? Qui tra musica e discorsi al sole del lungo porto del capoluogo ligure sembra piuttosto in atto un'invasione pacifica, come avevano promesso gli organizzatori.(…) La festa è finita, a don Gallo, accompagnato da don Vitaliano della Sala, resta solo un'amarezza: «Su questo palco - conclude - dovrebbero esserci le istituzioni. Invece ci sono due preti». www.unita.it (17 novembre 2007)
Washington, afroamericani in marcia per i diritti civili
Quarant´anni dopo le marce di Martin Luther King per i propri diritti civili, migliaia di afroamericani sono scesi ancora in piazza a Washington per manifestare per il loro riconoscimento, sostenendo che la giustizia americana usa due pesi e due misure: da un lato manifesta una fermezza considerata eccessiva nei confronti delle persone di colore colpevoli di reati, dall'altro non condanna con analoga fermezza i reati a sfondo razzista commessi dai bianchi. (…) www.unita.it (17 novembre 2007)
Il ragazzo, nero, è l'unico sopravvissuto in un tentativo di rapina finito male, con i suoi due complici morti. Per l'accusa, che cita una rara dottrina legale, è colpevole perché non cercò di bloccare l'azione
Usa, è accusato di omicidio per non aver impedito un furto
La comunità afroamericana accusa il sistema legale californiano di razzismo
Il giudice accoglie la richiesta della difesa e sposta il processo: "non sarebbe equo"
SAN FRANCISCO - Tre ragazzi neri irrompono nella casa di un bianco nei dintorni di San Francisco per rapinarlo. Due finiscono uccisi, colpiti più volte alle spalle, il terzo riesce a scappare, ma ora è accusato di omicidio per non aver impedito che tutto ciò accadesse. Il caso sta facendo discutere gli Stati Uniti e le associazioni in difesa dei diritti umani parlano apertamente di un procedimento razzista: perché Renato Hughes, 22 anni, uno dei tre ragazzi neri protagonisti della tentata rapina, l'unico sopravvissuto, è ora sotto accusa in una contea a larghissima maggioranza bianca, in base a una dottrina legale invocata molto raramente, che potrebbe renderlo responsabile del massacro anche se lui non ha ucciso nessuno. Ora rischia di dover pagare per tutti, a un prezzo molto alto - omicidio di primo grado - anche se l'accusa ha chiarito che non chiederà la pena di morte. La storia risale al 7 dicembre dell'anno scorso (…) www.repubblica.it(17 novembre 2007)
Napoli, mille bambini in pericolo
Luigi Cancrini
Il Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia (Cismai) ha proposto ieri in un comunicato stampa la drammatica situazione delle comunità che accolgono bambini e adolescenti del Comune di Napoli. Si tratta di 120 strutture circa che dal 1° dicembre minacciano di dimettere i loro ospiti, più di 1000, dopo aver atteso inutilmente per un anno e mezzo il pagamento delle rette a loro dovute dal Comune. Rette che servono non solo a pagare il personale, senza stipendio da molti mesi, ma anche e soprattutto ad acquistare le cose di cui i bambini hanno bisogno: cibo, vestiti, medicine e quant’altro. (…) www.unita.it (17 novembre 2007)
Kabul | 17 novembre 2007
Afghanistan, razzi sull'aeroporto di Herat controllato dagli italiani
Cinque razzi sono caduti durante la notte sull'aeroporto di Herat, controllato dai militari italiani dell'Isaf, senza tuttavia provocare vittime. "Le prime notizie indicano che nessuno e' stato ucciso, ma al momento non conosciamo ancora l'entita' dei danni", ha detto il dirigente dela polizia di frontiera Rahmatullah Safai.
I Talebani hanno rivendicato il lancio dei razzi, aggiungendo che l'obiettivo erano i militari della Forza di assistenza alla sicurezza (Isaf) della Nato, che nella provincia di Herat e' sotto comando italiano. L'aeroporto di Herat e' usato dai militari dell'Isaf. www.rainews24.it
Bologna | 17 novembre 2007
Manganelli: Sandri vittima di una imperdonabile leggerezza
"L'istituzione che io dirigo porta tutto il peso della tragedia di Arezzo, la morte di Gabriele Sandri. Io personalmente porto la sofferenza. Dobbiamo essere consapevoli che dobbiamo dare una risposta trasparente a una domanda di verita' e di giustizia che ci viene da ogni parte del paese". Lo ha detto il capo della polizia, prefetto Antonio Manganelli, a Bologna, all'inaugurazione del nuovo Polo Tecnico funzionale della Polizia di Stato. (…) Il fatto che Gabriele Sandri avesse o meno in tasca una pietra "non cambia assolutamente le colpe della polizia", ha detto inoltre il prefetto. (…) www.rainews24.it
Un'impronta sul cuscino della vittima. La pista di uno straniero. Altri indizi anche nel bagno. Sequestrata la borsa di Amanda
Giallo Perugia, il quarto uomo ha lasciato una traccia
dal nostro inviato MEO PONTE
PERUGIA - È un uomo, probabilmente uno straniero. Non è uno studente però, forse vende droga per vivere. Non appartiene al mondo di Meredith ma la sera del primo novembre era nella sua camera da letto. C'è l'impronta del suo pollice insanguinato sulla federa del cuscino trovato sotto il cadavere della studentessa londinese. E anche sui frammenti di carta igienica rinvenuti, come scrive la polizia scientifica, "all'interno del water del secondo servizio igienico". A lui apparterebbero quindi anche le feci rimaste nel bagno. Gli investigatori della Squadra Mobile lo avrebbero già identificato tanto che ieri la sua cattura era data per scontata. C'è però il pericolo che sia fuggito prima ancora che il corpo senza vita di Meredith Kercher fosse scoperto nell'alloggio di via della Pergola 7. È lui quello che per giorni è stato definito il "quarto uomo". (…) www.repubblica.it (17 novembre 2007)
CHE TEMPO FAVenerdì 26 giugno 1992
Preghiera. O Grande Amos, dio di Bologna: tu che disponi della vita e della morte di queste antiche pietre, ti prego, ascoltami. Hai presente lo sconosciuto giovane che l'altra sera, verso le 23 e 45, nel momento esatto in cui stavo ascoltando assorto e commosso le parole conclusive dell'indimenticabile arringa di Atticus nel Buio oltre la siepe (Retequattro) ha urlato fortissimo, proprio sotto le mie finestre, «Marioooo! Marioooo!» per almeno sei o sette volte, sovrapponendo la sua voce lacerante alla severa decenza di Gregory Peck e impedendomi di ascoltare quella battuta del film che attendevo con ansia da una settimana? Bene, se lo hai presente, o Grande Amos, ti prego: fagli venire una colica renale, o almeno una dissenteria fulminante. E falla venire, in collaborazione con le altre divinità dei centri urbani dì tutta Italia, a tutte le creature che, per abitudine, urlano a squarciagola lungo le notti estive, senza altro motivo che imporre al mondo la propria ingiustificata presenza. Grazie.
Il più bel libro mai scritto su Bellachioma (a proposito: è ora di rinfoltire un po') è la biografia non autorizzata di Giuseppe Fiori. Ha un solo difetto: s'intitola «II grande venditore», mentre tutti sanno che il Cavaliere è, sì, bravo a vendere, ma molto più a comprare. O meglio, lo era. Ora la notizia che il senatore Nino Randazzo - 75 anni, originario di Salina, emigrato tanto tempo fa in Australia, già direttore del quotidiano Il Globo, da cui s'è dimesso l'anno scorso per evitare il conflitto d'interessi quando è stato eletto con la Margherita nel collegio Asia-Africa-Oceania-Anttartide - ha respinto le sue avances, rischia di rovinargli la piazza. Anzitutto perché un giornalista italiano, per quanto emigrato, che non si fa comprare da Berlusconi è una rarità: in Italia ci sono giornalisti che si vendono ancor prima che qualcuno li compri (pagherebbero per vendersi, come diceva Victor Hugo). E poi perché le offerte del Cavaliere, di solito, non si possono rifiutare. Infine perché le motivazioni del «no» di questo galantuomo d'altri tempi, dopo la «colazione di lavoro» a PalazzoGrazioli, devono avere sconvolto il nostro ometto di Stato, abituato a misurare tutto in moneta sonante: «Gentilissimo presidente - gli ha scritto Randazzo - nel ringraziarla per la squisita ospitalità, le ribadisco la mia ferma convinzione a non venir meno all'impegno preso con la base popolare che mi ha eletto». Ah, i bei tempi in cui nessuno resisteva alle profferte berlusconiche. Arrivava in cantiere la Guardia di Finanza? Lui prendeva il capopattuglia Massimo Berruti, gli raccontava un sacco di balle, quello se le beveva e poi andava a lavorare alla Fininvest. I finanzieri tornavano in Fininvest anni dopo? L'apposito manager Sciascia allungava loro una bella mazzetta da 100 milioni, così a quelli si appannava la vista e giravano i tacchi. I giudici scoprivano la tresca? L'apposito fratello Paolo correva in Procura a confessare (ai giudici bastava guardarlo in faccia per capire che non aveva fatto nulla: non apposta, almeno). I pretori sequestravano gl'impianti delle tv Fininvest fuorilegge? L'amico Bettino rientrava precipitosamente da una visita di Stato a Londra e faceva un decreto su misura. Qualcuno proponeva una vera legge antitrust? Bettino ne imponeva una finta, spalleggiato da Forlani e Andreotti, poi riceveva in Svizzera 23 miliarducci dall'amico Silvio. E come dimenticare i bei tempi in cui l'Alitalia spostava le rotte aeree da Segrate ancora deserta, dirottandole su un centro già abitato, per non disturbare la futura Milano 2 che ancora non esisteva? Per non parlare di quando il giudice Vittorio Metta prese la Mondadori dalle tasche di De Benedetti e la trasferì in quelle di Berlusconi, mentre gli avvocati della Fininvest - Previti, Pacifico e Acampora - si sdebitavano col giudice a botte di 400 milioncini: gli scrivevano persino la sentenza, perché non dovesse faticare troppo. Quando poi lasciò la magistratura, l'ex giudice trovò un lavoro ben pagato nello studio Previti, per sé e per la figliola Sabrina. Ah, i bei tempi in cui Dell'Utri pretendeva 700 milioni in nero da un imprenditore, quello non pagava nemmeno sentendogli dire «abbiamo uomini e mezzi per farle cambiare idea», poi gli capitò in casa il capomafia di Trapani, Vincenzo Virga, per convincerlo. Ora non è più così. Ora il già irresistibile Silvio, a 71 anni, comincia a trovare pane per i suoi denti, il grande seduttore non seduce più, il grande comunicatore non comunica più, il grande compratore non trova più nessuno da comprare, forse perché quelli comprabili li ha già comprati. E non c'è più nemmeno uno stalliere da mandare in giro a persuadere i riottosi. Magari il governo cadrà lo stesso, perché la maggioranza è un'armata Brancaleone: ma Bellachioma non potrà rivendicarne il merito, perché la poderosa campagna acquisti, che per mesi ha alimentato le leggende dei Minzolini e degli altri retroscenisti di corte che giuravano sui 5 anzi 10 anzi 15 senatori ingaggiati dal loro idolo, è miseramente fallita. Vien da sorridere, semmai, per l'inesauribile masochismo dei centrosinistri, che continuano a offrirgli il dialogo mentre lui tenta di comprargli i senatori; che seguitano immarcescibili ad assecondarlo sulla ridicola norma «antiribaltone» mentre lui prepara il ribaltone. E lo fanno pure gratis.
l’Unità (14 novembre 2007)
Brescia, due morti sul lavoro. Alla Lucchini è sciopero spontaneo
Si torna a morire a Brescia. Solo mercoledì un muratore di 26 anni aveva perso la vita in un cantiere a Vezza d’Oglio, in Valcamonica. E giovedì il tragico bilancio continua a salire: altri due lavoratori sono rimasti vittime di incidenti sul luogo di lavoro.
Il primo è un ragazzo di vent’anni, di nazionalità straniera (ancora non si conoscono le generalità della vittima) che lavorava nell'acciaieria Duferdofin di San Zeno, alla periferia del capoluogo lombardo. Pare sia caduto da un’impalcatura e che non sia sopravvissuto allo schianto al suolo.
Giovedì pomeriggio, poi, un operaio, Luciano Volpi, di 42 anni, è morto alla Lucchini di Lovere. Secondo una prima ricostruzione, l'operaio era impegnato nella lavorazione di un blocco di metallo nel reparto di fucinatura dell'azienda, quando è rimasto schiacciato in una pressa. Si tratta della seconda morte nel giro di sei mesi nell’azienda da mille dipendenti che lavora l’acciaio e affaccia sul lago d’Iseo. Per questo appena l’incidente è avvenuto, decine e decine di operai hanno deciso di uscire dalla fabbrica e scioperare spontaneamente.(…) www.unita.it (15 novembre 2007)
Studenti riprendono e mettonosul web morte della coetanea
Schiacciata da un bus. I compagni la filmano e mettono il video on-line
Una ragazza marocchina, Sara Hamid, 16 anni, muore schiacciata da un autubus, lo scorso 31 ottobre, in un autostazione di Modena: i compagni di classe accorrono e, visto l’accaduto, alcuni scoppiano in pianto, altri impassibili filmano e fotografano con i cellulari la scena raccapricciante e la giovane con la testa sfondata. «Parecchi ragazzi mi hanno detto di sapere che quelle immagini, poi, sono finite su internet: non siamo riuscite a trovarle, tuttavia. Secondo me le hanno tolte quando hanno saputo che stavo per fare denuncia alla Polizia postale, alla quale infatti mi sono rivolto». A parlare a La Repubblica è Eugenio Sponzilli, preside dell’Istituto d’Arte di Modena, la scuola di Sara: quelle terribili immagini, spiega, «le hanno viste sui cellulari e forse anche su alcuni blog». «Mi chiedo cosa stia capitando ai nostri ragazzi, ormai molti di loro sono impermeabili a qualsiasi messaggio educativo», dice Sponzilli, che denuncia «l’agghiacciante degenerazione delle relazioni umane di molti adolescenti». (…) www.lastampa.it (15 novembre 2007)
15/11/2007 - LA STORIA RACCONTATA DA UN GIORNALE PALESTINESE
Violentata in Arabia Saudita: condannata a carcere e frustate
Un caso paradossale, che fa discutere anche i musulmaniSe a riferirne non fosse al Quds al Arabi, giornale di proprietà palestinese edito a Londra, noto per aver pubblicato i comunicati di Bin Laden e per vedere ovunque «amici degli americani», verrebbe da pensare a una di quelle notizie diffuse ad arte per rimarcare lo «scontro di civiltà» fra Oriente e Occidente, «noi» e «loro», ecc..
Invece è tutto vero: una ragazza di 19 anni della città di Al Qatif, dopo essere stata violentata da sei uomini, è stata condannata a sei mesi di carcere e a 200 frustate. Gli stupratori, invece, hanno avuto pene che da noi sarebbero giudicate abbastanza adeguate, tra i due e i nove anni di carcere. Un lusso, però, rispetto alla pena prevista per lo stupro in Arabia Saudita, che è il taglio della testa.
Cosa è andato storto? Be' la ragazza è stata violentata, sì. Però, ha sbagliato a sua volta perché al momento del fatto era «appartata con un uomo». Reato gravissimo secondo la legge islamica della Sharia, o almeno secondo la sua versione saudita. Quindi, puniti gli uomini, ma con molte attenuanti, e punita lei. Sentenza definitiva e più grave rispetto al primo grado, quando la giovane era stata condannata ad appena 90 frustate, senza carcere.(…) www.lastampa.it(dal blog di Carla Reschia)
Delitto Kercher, scoperta importante della polizia scientifica.
Tracce anche su alcuni stracci trovati nella casa dell'omicidio
Perugia, Dna di Meredith e Amanda su uno dei coltelli di Raffaele
ROMA - Potrebbero essere a una svolta importante, le indagini per l'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher, sgozzata nella notte tra il primo e il due novembre scorso. Ambienti vicini agli inquirenti fanno sapere che dai rilievi compiuti dalla polizia scientifica sono emersi "elementi importanti" contro due degli indagati per il delitto: i fidanzati (ora ex) Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Finiti in carcere, insieme a Patrick Lumumba Diya, perché sospettati del delitto. E adesso gli esami avrebbero rilevato tracce del Dna sia di Meredith che di Amanda, su uno dei coltelli sequestrati a casa di Sollecito. Dna lasciato da tracce biologiche lavate, verosimilmente sangue.
Non si tratta dei due coltelli a serramanico di cui il ragazzo faceva collezione, ma uno da cucina con una lama lunga 15-20 centimetri con un manico nero e una lama liscia. Inoltre tracce di Dna di Amanda e di Raffaele sono state rinvenute su alcuni stracci sequestrati nell'abitazione. Novità che il pubblico ministero Giuliano Mignini non commenta: "Non posso dire nulla" (…) www.repubblica.it (15 novembre 2007)
CHE TEMPO FAGiovedì 25 giugno 1992
Si sa che l'effetto comico nasce, spesso, dai repentini capovolgimenti di senso. È per questo che risulta così piacevole la lettura (saltuaria) dell'Indipendente, il quotidiano brandito da Vittorio Feltri.
Nato come primo esempio nazionale dì «giornalismo all'inglese», dallo stile compunto e dalla grafica glaciale, ospita titoli e articoli tra i più vocianti e periferici mai letti, soprattutto gli editoriali scritti da Feltri direttamente con le tonsille. Carico, nelle intenzioni, di slancio europeo, è diffuso soprattutto nelle villette a schiera del Comasco, i cui proprietari amano guarnire le aiuole dei nanetti con una copia fresca del giornale.
L'Indipendente, insomma, per usare una metafora apprezzabile anche da Feltri, sembra un signore in smoking che rutta. Così che il rumore si senta, se possibile, se non a Londra perlomeno a Biandrate.