ORA D’ARIA
MARCO TRAVAGLIO
Ma sì, riabilitiamo pure Saccà. In fondo restava solo lui. Mangano è un eroe. Ciarrapico una brava persona. Ligresti il Salvatore ideale per Alitalia. Renato Farina, alias Betulla, 6 mesi per favoreggiamento nel sequestro Abu Omar, espulso persino dall'Ordine perché faceva la spia per il Sismi, è onorevole. Restava giusto Saccà, cioè l'esecutore materiale dell'editto bulgaro. Cioè l'uomo sorpreso coi pantaloni in mano l'estate scorsa mentre chiamava il padrone per denunciare il tradimento di Lega e An, che "per un piatto di lenticchie" vanificavano "la grande vittoria" raccolta dalla Cdl conservando la maggioranza alla Rai pur avendo perso le elezioni. Il padrone aveva fretta di venire al dunque, ma Agostino gli faceva perder tempo con lavoretti di lingua davvero deliziosi: "Lei va alla grande, Presidente... lei è sempre il più amato del Paese... è stupendo... c'è un bisogno, un vuoto che lei copre anche emotivamente... una cosa bellissima... glielo dico senza piangerìa...". Proprio così: piangerìa, neologismo che mette insieme il piangere e il leccare, per lubrificare la lingua onde scongiurarne l'essiccazione durante l'uso. Il capo raccomandava una fiction in quota Lega: "C'è Bossi che mi sta facendo una testa tanta con questo cavolo di fiction sul Barbarossa". E il servo furbo faceva presente che "è tutto a posto", bisognava solo far dimenticare un'intervista del regista Martinelli ("che è bravo, ma è uno stupido, un cretino proprio"), il quale era andato a raccontare alla Padania che la fiction l'aveva commissionata Bossi. E figurarsi se una schiena dritta come Saccà prende ordini: la fiction l'ha inventata lui per imprescindibili motivi storico-culturali: "La cosa vale perché Barbarossa è Barbarossa, perché Legnano è Legnano, perché i comuni a Milano hanno segnato la civiltà dell'Occidente!". Che diamine. Il padrone lo lasciava dire sogghignando ("certo, d'accordo, va bene..."). E lui insisteva: "Lei è l'unica persona che non mi ha mai chiesto niente, lei è la persona più civile, più corretta... mi ha lasciato una libertà culturale... ideale... totale". Quella libertà culturale totale che l'aveva indotto a bandire Biagi e Santoro dopo l'editto e a licenziare il vecchio Enzo con una raccomandata RR. Lo stesso padrone, infastidito per le troppe leccate, obiettava che insomma "qualche volta ti chiedo di donne... per risollevare il morale al capo... ". E già che c'era gli piazzava cinque squinzie, una delle quali stava a cuore a un senatore dell'Unione che, in cambio, sarebbe passato a destra. Saccà annotò i nomi, promise di provvedere e informò il padrone che stava lavorandosi un altro senatore, in Calabria, per portarlo a destra. Disinteressato come sempre, attendeva un aiutino dal Cainano per erigere una Cittadella della Fiction a Taurianova, che è proprio il posto ideale per le fiction (magari sullo scirocco o sul traffico, come direbbe Johnny Stecchino). Per quelle telefonate, Saccà è imputato per corruzione col suo padrone. Ecco, è questo signore qui che va riabilitato: cioè riportato alla guida di Raifiction, o magari anche più in su. Lo chiede, sul Riformatorio, Giovanni Minoli, che già stava con Saccà ai bei tempi del Psi (memorabili gli spot elettorali sulle ginocchia di Craxi col garofano all'occhiello) e poi, in 15 anni, è riuscito a essere di sinistra, destra, centro, dalemiano, prodiano, veltroniano. È vero, ammette Minoli: Sacca è un po' "discusso e discutibile: ma chi non lo è?". In fondo, chi non ha mai fatto "telefonate così"? Chissà che gente frequenta, costui. Minoli aggiunge che è molto peggio Gad Lerner, il quale osò persino denunciare una richiesta di raccomandazione dal presidente della Vigilanza Mario Landolfi. Il fatto che Lerner, diversamente da Saccà, non abbia soddisfatto la segnalazione, anzi l'abbia denunciata, è del tutto secondario. Anzi, è un'aggravante. Il fatto poi che Raifiction, insieme alla Regione Sicilia di Totò Vasa Vasa, produca il serial minoliano "Agrodolce", è del tutto casuale. Saccà va riabilitato perché è il migliore. Senza piangerìa.
l’Unità (29 aprile 2008)
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La Costituzione della Repubblica Italiana
PRINCIPI FONDAMENTALI
Art. 1.
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
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Genova | 12 maggio 2008
Operaio muore a Genova schiacciato da un trattore
Un operaio di 53 anni, Claudio P., è deceduto oggi alle 17 mentre stava lavorando con un trattore nell'area interna al maneggio di Arenzano, nel ponente di Genova. L'uomo è rimasto schiacciato sotto il mezzo che si è ribaltato. I carabinieri della compagnia di Arenzano sono accorsi sul posto e stanno raccogliendo testimonianze per chiarire la dinamica del tragico evento. Inutili i soccorsi dei vigili del fuoco e dei sanitari del 118. www.rainews24.rai.it

Catania | 11 maggio 2008
Incidente sul lavoro nel Catanese, operaio cade da un tetto e muore
Un operaio di 41 anni, Giovanni Berretta, intorno alle 12 di ieri, a Mirabella Imbaccari (Catania) è caduto dal tetto della villetta dove stava facendo dei lavori di ristrutturazione. Berretta, privo di qualsiasi forma di protezione, è scivolato da un'altezza di circa 10 di metri. Soccorso dai proprietari di casa, l'operaio è morto a bordo dell'ambulanza che lo stava trasportando all'ospedale di Caltagirone, a una quindicina di chilometri di distanza dal luogo dell'incidente.
A quanto emerso dalle indagini, Berretta lavorava in proprio e non aveva nemmeno una partita Iva aperta. La villetta dove è avvenuto l'infortunio è stata posta sotto sequestro, mentre il proprietario, in quanto committente dei lavori, al momento risulta indagato per violazione della normativa sulla sicurezza. www.rainews24.rai.it
Roma | 12 maggio 2008
Caso Travaglio, verso sanzioni amministrative per la trasmissione di Fazio
L'Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni, secondo quanto si apprende, nella prossima riunione del Consiglio in programma mercoledì si appresta a prendere provvedimenti nei confronti della trasmissione di Fabio Fazio, 'Che tempo che fa', per le dichiarazioni rese da Marco Travaglio sul presidente del Senato Renato Schifani.(…) Continuano intanto gli strascichi polemici e le prese di posizione. Il ministro degli Esteri Franco Frattini considera le insinuazioni di Travaglio contro il presidente del Senato Schifani, "un attacco a freddo" di "una gravità strepitosa". (…)
Travaglio: mi accusano ma non dicono se mento Marco Travaglio non è assolutamente pentito per le frasi pronunciate sul presidente del Senato Renato Schifani. "Pentito io? Ma per piacere, non scherziamo. Figuriamoci se sono pentito per quello che ho detto. Anzi, sono stato anche troppo buono". Mi accusano, ha detto, ma non dicono se mento. www.rainews24.rai.it
Roma | 12 maggio 2008
"Che tempo che fa", Schifani querela. Travaglio: meglio così, salterà fuori la verità
Il presidente del Senato Renato Schifani ha dato mandato ai suoi avvocati per agire giudizialmente nei confronti "delle affermazioni calunniose rese nei giorni scorsi nei riguardi della sua persona". E' quanto afferma una nota dell'ufficio stampa del Senato. "Sarà quella la sede in cui, da una puntuale ricostruzione dei fatti, la magistratura potrà stabilire le responsabilità di coloro che hanno dato luogo ad un'azione altamente diffamatoria nei riguardi del Presidente del Senato"."Quasi quasi - commenta a caldo il giornalista - mi sta bene: finalmente ci sarà una sede che potrà appurare se ho detto la verità. A differenza dei politici, i giudici stanno ai fatti, e in tribunale le chiacchiere stanno a zero".
"Dopo tre giorni di delirio che prescinde dai fatti - dice Travaglio - si potrà stabilire se le cose che ho detto me le sono inventate, se se l'è inventate Lirio Abbate e tutti coloro che le conoscono. Se si arriverà a questa conclusione, vorrà dire che Schifani ha ragione. Se il presidente del Senato verrà interrogato, mi auguro però che dia spiegazione su quei fatti sui quali ho chiesto spiegazioni. Speriamo sia un giudice a inchiodarlo ai fatti".
"Abituato alle denunce", il giornalista ricorda che è stato "assolto otto volte su otto per la partecipazione a Satyricon", il programma di Daniele Luttazzi, e che "sulla vicenda Raiot, la trasmissione di Sabina Guzzanti, i giudici hanno stabilito che non è stato diffamato nessuno. Il problema è che intanto Satyricon e Raiot sono stati chiusi e non sono ritornati in onda. Rimane però la piccola soddisfazione delle cause vinte. Se vuole aggiungersi alla lista - conclude Travaglio - si accomodi il presidente Schifani". www.rainews24.rai.it
Roma | 12 maggio 2008
Grillo duro con Fazio: "E'un impiegato". Vita: "Il caso Travaglio è il caso Rai". Colombo attacca Violante
"Non ho commenti su quelle persone... Non sono neanche giornalisti, sono impiegati". Beppe Grillo risponde così, con un attacco a Fabio Fazio, a chi gli chiede un commento sulle scuse presentate in tv dal conduttore di 'Che tempo fa' per le parole di Marco Travaglio sul presidente del Senato, Renato Schifani. "Io - aggiunge Grillo - a prescindere da qualsiasi cosa, sono con Travaglio. Vi sembra che tentenni?. Travaglio non è un giornalista, è una grande persona; sono grandi persone che pensano e scrivono, non sono più giornalisti, sono qualcosa di altro; siamo tutti giornalisti, in rete, l'albo dei giornalisti ... Cosa vuol dire? L'albo dei poeti...".
Colombo contro Violante Il caso trascina con sé una lunga serie di commenti e reazioni.
"Invece di stare dalla parte per la libertà di espressione, che se la usi male viene il giudice, l'opposizione, e specificamente la senatrice Finocchiaro del Pd, è corsa in aiuto del presidente del Senato- attacca Furio Colombo sul sito di Articolo 21 - Ogni volta che si nota una minaccia, e in questo caso si tratta di ciò, ogni volta che si attacca un solo giornalista, occorre reagire, come si può e negli spazi ancora liberi". E aggiunge: "Mi scandalizzano le parole usate da Luciano Violante che chiama 'pettegolezzo' ciò che ha scritto un giornalista che è scortato per minacce di mafia, ovvero Lirio Abbate, il cui frammento di libro è stato citato da Travaglio. Chiamare pettegolezzo una testimonianza di mafia, mi pare inconcepibile e sta allargando in modo allarmante il 'livello Bondi', che sta diventando il parametro a cui una parte di dell'opposizione aspira ad omologarsi".
Per l'ex direttore de l'Unità "c'è un caso Rai, evidentemente. La Rai nel suo insieme e nelle sue articolazioni è diventata allergica alla pura e semplice idea di libertà di informazione. Ciò che viene presentata come intervista, in realtà è intesa invece come una banale conversazione. Chi va alla Rai deve sapere che ci si aspetta di attenersi ad un galateo di pudici silenzi, ovvero di parlar d'altro. O al massimo di promuovere se stessi: un libro, un film, una canzone...".
Il treno Rai "Il caso Travaglio in queste ore ha smesso di essere il caso Travaglio ed è diventato il caso Rai". Lo sostiene il senatore del Pd Vincenzo Vita, a lungo responsabile Comunicazioni nel Pds. "Fin troppo plateale è l'utilizzo di un'intervista su cui certo si può obiettare e opinare, per aprire un'offensiva tesa a mettere le mani sul servizio pubblico da parte della destra. Non e' la prima volta - continua Vita - ma questa è davvero grave, che un episodio discutibile assume le sembianze del 'cavallo di Troia' per un assalto reazionario. Tutto questo dopo le scuse, le prese di posizione e l'ampia opportunità offerta (giustamente) al Presidente del Senato di replicare all'intervista. Fatte le critiche, dunque, ci si renda conto che il gioco è ben altro e la partita si svolge ormai sul terreno della libertà e dell'autonomia della Rai. Insomma, al di la' di Travaglio, rendiamoci conto che è si è avviato un treno assai pericoloso".
"Ora è toccato a Schifani e domani?..." Questo il titolo del post inviato da Clemente Mastella sul suo blog a proposito della partecipazione di Marco Travaglio alla trasmissione 'Che tempo fa?' di Fabio Fazio, sabato sera. Secondo Mastella, quelle del giornalista sono state "accuse, inopportune, fuori luogo, e del tutto gratuite nei confronti della seconda carica dello Stato, il presidente del Senato Renato Schifani al quale ribadisco la mia stima e la mia totale solidarietà".
"Tutto scorre come sosteneva Eraclito - dice ancora il leader dell'Udeur - L'unica cosa che resta invariata, purtroppo, è la tentazione, sempre piu' forte, di telepredicatori-giustizialisti di andare in tv senza contraddittorio, con il placet dei soliti Robespierre della politica, consentendo così la distruzione della dignità dei non allineati. Tutto ciò, naturalmente, attraverso la benedizione del servizio pubblico, quello che i cittadini pagano con il canone. Chissà che non sia giunta forse - conclude Mastella - l'ora di rendere un po' più seria e meno partigiana la nostra tv?".
I familiari delle vittime di mafia: con Travaglio L'Associazione nazionale dei familiari delle vittime della mafia esprime "la più sincera solidarietà a Marco Travaglio incoraggiandolo ad andare avanti nella propria attività d'informazione". "Travaglio - si legge nel comunicato - incarna l'espressione più nobile del giornalismo libero da ogni servilismo nei confronti del potere politico. Inoltre, essendo membri della nostra associazione alcuni familiari di giornalisti uccisi dalla mafia e morti in nome della libertà di stampa, non possiamo tacere di fronte alle annunciate sanzioni, che corrispondono ad una vera e propria censura, da parte della televisione di Stato nei confronti di chi ha svolto in maniera impeccabile e corretta il proprio dovere di giornalista".
L'agenda del Garante Oltre alla puntata di sabato di 'Che tempo che fa', che ha ospitato Marco Travaglio, mercoledì sul tavolo dell'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni tornerà anche il caso Annozero, cioè la puntata del primo maggio del programma di Michele Santoro che ha dato ampio spazio al V2-Day di Beppe Grillo e sulla quale l'organismo di garanzia ha già aperto un'istruttoria. www.rainews24.rai.it

Dopo le polemiche, il garante si occupa mercoledì delle frasi del giornalista su Schifani
Coro di accuse da Pdl e opposizione. Nel mirino il direttore di viale Mazzini, Cappon
Travaglio, interviene l'Authority "La Rai vuole allontanarmi"
Il presidente del Senato annuncia di aver dato mandato ai suoi avvocati per agire giudizialmente nei confronti "delle affermazioni calunniose"
ROMA - L'Autorità garante nelle comunicazioni si occuperà mercoledì della puntata di sabato scorso di Che tempo che fa in onda su Raitre e delle dichiarazioni di Marco Travaglio relativamente al presidente del Senato, Renato Schifani. L'argomento è stato infatti subito inserito nell'ordine del giorno dei lavori dell'Authority presieduta da Corrado Calabrò. Prevedibile come primo atto la richiesta alla Rai di documentazione sulla vicenda, così come era avvenuto una settimana fa in relazione alla puntata del primo maggio di 'Annozero' imperniata sul V-Day di Beppe Grillo. (…)
Resta calda dunque la polemica aperta due giorni fa dal giornalista con le dichiarazioni sulle presunte ex frequentazioni mafiose del presidente del Senato. Parole che hanno innescato critiche durissime sia da parte della maggioranza che dell'opposizione, fatta eccezione per l'Idv. Davanti al coro d'indignazione, Travaglio ha scelto comunque di tenere il punto. "Pentito? Ma per piacere, non scherziamo. Figuriamoci se sono pentito per quello che ho detto. Anzi, sono stato anche troppo buono". E aggiunge: "Nessuno dice che quanto ho affermato sia falso". Quanto alla decisione del Garante, prevede: "L'Authority sanzionerà 'Che tempo che fa' di Fazio con un provvedimento diretto alla Rai che mi ha consentito di dire cose vere. Poi la Rai mi denuncerà e così io non potrò più partecipare a 'Anno Zero'. E così si saranno tolti il problema".
Tra i più duri nei confronti del giornalista, il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli: "Per quanto mi riguarda ascoltare Travaglio o guardare la Famiglia Addams è la stessa cosa, almeno finché non sono costretto a pagare io con il canone. Se uno l'assume, però, sa a cosa va incontro e deve farsi carico dei debiti e dei crediti. Bisogna prendersela con chi l'ha assunto". (…)
Antonio Di Pietro resta l'unico a difendere Travaglio: "Gli attacchi che sta subendo solo per aver raccontato la cronaca di fatti veri ed accaduti e che riguardano nientemeno la seconda carica dello Stato, il Presidente del Senato Schifani, dimostrano che, come al solito, quando si tratta di difendere la Casta, i vari esponenti di partito di destra e di sinistra fanno quadrato e diventano un tutt'uno". www.repubblica.it (12 maggio 2008)
Roma | 12 maggio 2008
Benedetto XVI contro la legge sull'aborto: non ha risolto problemi, ha aperto una ferita
"Quante vite umane avete salvato dalla morte!". Così il Papa si è rivolto a mille responsabili del Movimento per la vita, ricevuti in udienza a 30 anni dall'entrata in vigore in Italia della legge 194 sull'aborto. Per i cristiani, ha detto, "è necessario testimoniare in maniera concreta che il rispetto della vita è la prima giustizia da applicare. Per chi ha il dono della fede questo diventa un imperativo inderogabile".
"L'aver permesso di ricorrere all'interruzione della gravidanza, non solo non ha risolto i problemi che affliggono molte donne e non pochi nuclei familiari, ma ha aperto una ulteriore ferita nelle nostre società, già purtroppo gravate da profonde sofferenze", ha proseguito il Papa. La Chiesa è consapevole che "molte e complesse sono le cause che conducono a decisioni dolorose come l'aborto" ma "non si stanca di ribadire il valore sacro dell'esistenza di ogni uomo" e "stimola a promuovere ogni iniziativa a sostegno delle donne e delle famiglie per creare condizioni favorevoli all'accoglienza della vita, e alla tutela dell'istituto della famiglia fondato sul matrimonio tra un uomo e una donna".
Per il Papa la legge sull'interruzione di gravidanza non ha risolto la questione: "Diversi problemi continuano ad attanagliare la società odierna, impedendo di dare spazio al desiderio di tanti giovani di sposarsi e formare una famiglia per le condizioni sfavorevoli in cui vivono. La mancanza di lavoro sicuro, legislazioni spesso carenti in materia di tutela della maternità, l'impossibilità di assicurare un sostentamento adeguato ai figli, sono alcuni degli impedimenti che sembrano soffocare l'esigenza dell'amore fecondo, mentre aprono le porte a un crescente senso di sfiducia nel futuro". Per questo è necessario che "le diverse Istituzioni pongano di nuovo al centro della loro azione la difesa della vita umana e l'attenzione prioritaria alla famiglia, nel cui alveo la vita nasce e si sviluppa. Occorre aiutare con ogni strumento legislativo la famiglia per facilitare la sua formazione e la sua opera educativa, nel non facile contesto sociale odierno". Si è infatti "creata una mentalità di progressivo svilimento del suo valore (della vita, ndr), affidato al giudizio del singolo. Come conseguenza ne è derivata un minor rispetto per la stessa persona umana, valore questo che sta alla base di ogni civile convivenza, al di là della fede che si professa". www.rainews24.rai.it
Viterbo | 12 maggio 2008
Bullismo a Viterbo, trovato materiale neonazista
Una "gran quantità di materiale neonazista" è stata trovata da specialisti della polizia che hanno analizzato i supporti informatici sequestrati il 5 maggio scorso al quattordicenne di Viterbo arrestato per aver bruciato i capelli ad un compagno di scuola di un anno più piccolo sottoponendolo anche ad altri atti di bullismo.
Fonti investigative di Viterbo segnalano inoltre che, tra i simboli e le scritte neonaziste scaricate dall'adolescente da internet, ce ne sarebbero alcune "direttamente collegate alle sevizie inferte al ragazzo". Nel corso delle indagini seguite all'arresto, gli agenti della sezione minori della la polizia di Viterbo sono riusciti a ricostruire dettagliatamente tutto il "rituale" fatto di violenze e intimidazioni cui il ragazzo arrestato e gli altri due bulli, non imputabili perché minori di 14 anni, hanno sottoposto il loro compagno di scuola. www.rainews24.rai.it