Format da revisionare. 25 aprile.
Vignetta di Mauro Biani tratta dal blog: http://maurobiani.splinder.com/
ORA D’ARIA
MARCO TRAVAGLIO
GIORNALISTA
Geniale l’idea di Franceschini di invitare Al Tappone al 25 Aprile. Se prima c’era almeno un giorno dell’anno in cui il Cainano non si faceva vedere né sentire, barricato in casa con una scusa sempre diversa in attesa che passasse la nuttata (e la giornata), ora s’è impossessato anche di quello. Da sabato, chiunque dica qualcosa nell’anniversario della Liberazione, fosse pure Duccio Galimberti redivivo, viene oscurato da quel che dice Lui, col contorno di corifei e turiferari ansiosi di sottolineare la “grande novità”, la “pacificazione”, la “rinnovata unità nazionale”, addirittura la “fine della guerra civile”. Figuriamoci. Non c’è nessuna novità nelle cose dette dal premier sulle rovine di Onna col fazzoletto partigiano al collo: nel senso che ha già detto e contraddetto tutto e il contrario di tutto. S’è già proclamato antifascista e filofascista un centinaio di volte, sempre con smentita incorporata. Come ricorda Filippo Ceccarelli su Repubblica, aveva già rifilato “gli stessi ricordi familiari” (taroccati) e “le stesse calibrate professioni di fede nella Resistenza” nel 2001 al teatro Carignano di Torino e nel 2006 al Congresso americano davanti a decine di comparse (i parlamentari veri avevano di meglio da fare). Spiace guastare i festeggiamenti dei Pigi Battista e dei Massimo Franco, pompieri ufficiali del Corriere dell’Inciucio, ma la sceneggiata del Partigiano Silvio non ha affatto “offerto all’opposizione una piattaforma di valori comuni che non consentono più il lessico primitivo della delegittimazione reciproca”. Perché non è affatto vero che il 25 Aprile è “la festa di tutti”.
l’Unità
LUNEDÌ
27 APRILE
2009
mercoledì, 22 aprile 2009
Format da revisionare. 25 aprile.
Vignetta di Mauro Biani tratta dal blog: http://maurobiani.splinder.com/
Messe, comizi, duetti e malanni il cinico indifferentismo del premier
FILIPPO CECCARELLI
TUTTO e il contrario di tutto. Quindi santa messa per i caduti nella cappella privata di Arcore e vibrante comizio in cui proclamare il dovere di «riaccendere la memoria»; composta partecipazione alla solenne cerimonia sul Quirinale e sonoro duetto con Apicella; scusa diplomatica di ordine sanitario e sdegnoso rifiuto motivato in nome della storia; pulsioni revisioniste, necessità di relax, sbrodolate retoriche, misteriosi silenzi, ricordi intimistici, voglia di distinguersi, lucide provocazioni, dinieghi giustificati per ragioni di sicurezza... Tutto e il contrario di tutto, ma sul serio: a cercare di capire come il presidente Berlusconi abbia vissuto il 25 aprile in questi ultimi 14 anni, ormai, di vita italiana si trova un tale assortimento, una così intensa e anche spudorata varietà di atteggiamenti da restare molto scettici di fronte a qualsiasi approccio ideologico e addirittura storico-politico, almeno nel senso delle tradizionali categorie non solo del fascismo o dell'antifascismo, ma anche delle modalità in cui queste si possono correntemente declinare. Detta in modo brutale: della Liberazione, nel suo intimo, al Cavaliere non «interessa» - per usare una parola neutra e anche cortese - assolutamente nulla. Certo non lo può dire, ma un esame onesto dei rilievi pubblici dice che è così. In compenso gli interessa moltissimo, il 25 aprile come occasione. Anzi, per l'esattezza, questa ricorrenza gli conviene, gli torna utile perché gli dà l' opportunità, volta per volta, di lanciare e calibrare messaggi di breve durata, ma di sicuro effetto. E in questo dispositivo lo aiutano moltissimo tutti quelli - non mancano mai! - che prendendo in genere la rincorsa dalla settimana prima gli ingiungono di fare questo o quello. E allora lui, regolarmente, prima fa il misterioso, prende tempo, lascia che questi diano corso a una limitata fantasia, e poi fa proprio quello che i suoi nemici non si aspettano. Sembra complicato, ma visto in sequenza, anno per anno, è un gioco che gli riesce benissimo. Suona un po' cinico? Pazienza. Così nel 1994, appena vinte le elezioni, ha raccontato che sul 25 aprile stava scrivendo un articolo, ma sapete com' è, ho dovuto interrompere, forse lo finisco stanotte. Quindi, cautamente, ha ventilato il rischio di strumentalizzazioni ed è finita con la messa, «con parenti e famigliari»; e con la manifestazione vista in tv. Però l'anno seguente: non posso venire, a Milano, è pericoloso, mi hanno sconsigliato (diceva Bossi, in effetti: «La presenza di Berlusconi sarebbe un affronto alle istituzioni»). Niente di rilevante nel 96, nel 97, nel 98, nel 99, nel 2000, salvo il fatto che alcune volte in quel giorno si vota e quindi c'è l'invito ai moderati a non fare il ponte. Nel 2001, quando sente odore di governo, invece si scatena. Al teatro Carignano di Torino infiamma la platea, parla di mamma Rosa eroica contro i nazisti, del papà antifascista e di lui bambino che l'aspettava ai treni, «questo è il mio 25 aprile!», manca poco che dica che Forza Italia ha fatto
Il filo rosso di
Concita De gregorio
l’Unità
27/04/2009
Purtroppo e' sempre lui
Non si può mai dire come andrà a finire. Fra settant'anni sapremo, non noi naturalmente: quelli che stanno per nascere sempre che qualcuno abbia conservato per loro le carte e le parole della storia. Un amico di mio nonno diceva che i somali scappavano in battaglia, aveva pratica di guerre d'Africa. Se fosse ancora vivo (potrebbe esserlo) magari sarebbe a quest'ora in crociera, avrebbe visto in faccia somali che non scappano e che coi kalashnikov, invece, assaltano le navi. Leggere cosa ne scrive Igiaba Scego è una lezione. Bisogna tenere il passo e il fiato del maratoneta, non farsi annebbiare dai clamori del momento che tanto passano in fretta. Farlo come un esercizio di salute quotidiana, come profilassi contro l'instupidimento virale e collettivo.
Dunque allora ricapitolando le nostre misere pene. Silvio Berlusconi il premier si è messo al collo il fazzoletto da partigiano e ha pronunciato per la prima volta nella vita parole alate sulla Resistenza. Siamo abituati a tutto. Proprio perché lo siamo - il turbante e la bandana, l'elmetto e il colbacco - sarebbe stato normale attendersi commenti di divertito o mesto scetticismo sull'ennesima carnevalata. Nel più arguto dei casi analisi del tipo: bene, Berlusconi vuole andare al Quirinale, si sa. Ha bisogno di farsi un maquillage da statista. Punta nel cammino (in vista delle europee: traguardo 51 per cento, ha detto) all'elettorato di centro. Quello di Casini che si fa campagna elettorale con la colomba della pace di Picasso (una gara tra pacificatori, in pratica) e a quello di centrosinistra moderato convinto che Franceschini sia un bravo ragazzo, sì, ma Berlusconi ha i soldi dunque dovendo scegliere - a parità apparente di gradiente democratico - meglio il più forte che ha sempre qualcosa in più da dare nella distribuzione dei pani. Berlusconi si mette il fazzoletto da partigiano perché vuole vincere a mani basse le europee e poi marciare diritto sul Colle. Uno spot persino ingenuo, avremmo potuto leggere.
Invece no, il contrario. Ecco analisi ammirate sulla «svolta storica», sull'«importante discorso di Onna». Ecco un minuzioso questionare sul tema: ha fatto bene o ha fatto male Franceschini a sfidarlo sul terreno del 25 Aprile? È stato un gol o un autogol? Chi ha vinto? E se avesse giocato a zona? Debole la difesa, buono il terzino avversario. Questo è il dibattito. Avvisiamo che c'è pane anche per domani, volendo. Difatti il premier ha detto che ritirerà il disegno di legge che equipara partigiani e repubblichini riguardo ai trattamenti pensionistici di guerra. Di più: ha detto che di quel testo ignorava l'esistenza (primo firmatario Lucio Barani, Pdl). Anche in questo caso si può: A) discutere se sia vero o no che Berlusconi non lo sapeva. B) decidere se la ritirata su Salò sia merito di chi l'ha chiesta o di chi per breve coerenza l'ha dovuta fare. In alternativa si potrebbe dire che è sempre preferibile un premier che ritira un ddl infausto a uno che fa le corna nelle foto, che si fa votare leggi per garantirsi l'impunità e che premia con seggi in Europa le più dotate, in termini volumetrici, tra le sue favorite. Purtroppo è la stessa persona.
ACCADDE OGGI 27 aprile 1945

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7 MAGGIO 1976
