Giungono dal Parlamento europeo notizie inquietanti di fonte Ansa che fanno pensare a un brutto scherzo di Forza Italia al Pd. La Commissione giuridica, presieduta dal forzista Giuseppe Gargani, avrebbe stabilito in gran segreto di negare ai giudici di Milano l’autorizzazione a usare le telefonate intercettate nel 2005 fra Giovanni Consorte (allora presidente dell’Unipol) e Massimo D’Alema (allora europarlamentare Ds) nell’inchiesta sulle scalate dei «furbetti del quartierino». Così la Procura di Milano, che da un anno e mezzo attende l’ok del Parlamento prima italiano poi europeo per valutare eventuali reati di D’Alema «in concorso con l’aggiotaggio contestato a Consorte», non potrà neppure iniziare gli accertamenti. Motivo: dal 2003 l’incredibile legge Boato vieta l’uso di telefonate in cui compaia la voce di un parlamentare senza l’ok della Camera di appartenenza. Ora, è fin troppo evidente l’interesse di Forza Italia a trascinare il Pd in un voto impunitario di casta, così da lasciare un’ombra di sospetto indelebile sulla reputazione di D’Alema e poter poi dire: «Visto? L’abbiamo salvato dalle indagini. Siamo tutti uguali». Per questo urge una presa di posizione chiara e limpida dai vertici Pd. Basterebbe ripetere quanto dichiarò un anno fa Walter Veltroni a MicroMega: «Fassino e D’Alema hanno chiesto alla Camera di autorizzare le intercettazioni che li riguardano. Dunque, nessun limite verrà frapposto all’azione dei giudici». E poi rifiutare l’euroimmunità. E poi votare contro. Altrimenti qualcuno potrebbe insinuare che non è stato uno scherzo di Forza Italia.
Il Parlamento europeo a larghissima maggioranza ha negato la revoca dell'immunità a Massimo D'Alema per il caso Unipol. All'epoca dei fatti, estate 2005, D'Alema era solo parlamentare europeo. Nella relazione si sostiene che l'autorizzazione a procedere «sarebbe ormai inutile».