ORA D’ARIA
MARCO TRAVAGLIO
Sommerso dalle risate dì tutti gli addetti ai lavori (compresi gli on. avv. Ghedini e Bongiorno), il cosiddetto ministro Brunetta insiste con l’idea geniale dei tornelli nei tribunali.
Molti esperti han provato a spiegargli che: 1) non spetta a lui occuparsi di amministrazione giudiziaria, ma all’eventuale ministro della Giustizia (per i mezzi) e al Csm (per tutto il resto); 2) se continua a impicciarsi in affari che non lo riguardano, rischia un conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato alla Consulta; 3) se i pm non sono in ufficio è perché sono in tribunale a farle udienze, in carcere a interrogare, in giro a indagare, all’estero per le rogatorie; 4) se i giudici non sono in ufficio è perché molti non hanno un ufficio, per cui, terminate le udienze (alle 14: dopo mancano i cancellieri visto che il governo da anni non riempie gli organici e non paga gli straordinari), vanno a casa a studiare le carte e scrivere le sentenze sul proprio computer (che, diversamente da quelli forniti dal governo, funziona); 5) un fannullone può restare in ufficio anche 24 ore su 24, così fa contenti Brunetta e i suoi tornelli, e continuare indisturbato con la battaglia navale e le parole crociate (infatti il Csm calcola la produttività delle toghe non sulle ore lavorate, ma su indagini e processi effettivamente svolti); 6) con i tornelli, giudici e pm potrebbero lavorare 36 ore a settimana, secondo il contratto del pubblico impiego, ore 8-14 dal lunedì al venerdì, poi andarsene a spasso o restare in ufficio e guadagnare il doppio con gli straordinari; i magistrati non possono avere orari fissi: se un criminale decide di confessare 30 omicidi, chi lo interroga non si sogna nemmeno di andarsene allo squillo della campanella, invitandolo a tornare un’altra volta: si batte il ferro finché è caldo, spesso fino a notte fonda; 8) dire che molti “lavorano 2-3 giorni a settimana” significa confondere i giorni di udienza con i giorni di lavoro ordinario, un po’ come scambiare le ore di volo con le ore lavorate di piloti e hostess (s’è fatto anche questo, per dare dei fannulloni a chi osa mettersi di traverso alla “nuova Alitalia”); 9) i magistrati italiani sono in media i più produttivi d’Europa, anche se da anni i governi tagliano loro fondi e personale (-10 mila persone nell’ultimo triennio); 10) se “il 70% delle udienze finisce con un rinvio” non è per “gli errori procedurali dei magistrati”, ma perché imputati, testimoni e avvocati non si fan trovare, o cambiano residenza, o fingono di essere impegnati in Parlamento (qualcuno Brunetta dovrebbe conoscerlo).
Insomma, per dirla con l’Anm, «il ministro non sa di che parla: non è mai stato in un palazzo di giustizia» (strano, fra l’altro, per un socialista). Ma il simpatico misirizzi seguita a berciare: «io tiro diritto», «vado avanti», «non mi fermeranno». Chi lo critica è un servo del «potere dominante» (lui invece è Robin Hood).
Insomma «me ne frego», come ha risposto elegantemente alla Cgil che pretendeva di partecipare al negoziato sugli statali. L’altro giorno D’Alema s’è scusato per averlo definito «energumeno tascabile». Assodato che Brunetta è un energumeno slanciato, è troppo chiedere che ora si scusi lui?
l’Unità
LUNEDI
3 NOVEMBRE
2008
*Vauro ad AnnoZero del 13 novembre 2008
PAGARE MENO CHI NON È BERLUSCONIANO
Maria Novella Oppo
In attesa di sapere come sono andate le cose negli Usa, proviamo a dare un’occhiata qui da noi, dove sgoverna l’amico di Bush e di tutti gli altri potenti che gli possono servire. Mentre, a servire lui ci pensa, tra gli altri, il solito Gasparri, il quale, non pago di quello che ha combinato quando era ministro della Comunicazione, continua a imperversare nel settore. E si occupa perfino della programmazione, criticando la Rai per alcune scelte editoriali. Come quella di pretendere l’esclusiva sulla serie di Montalbano, che continua ad andare in onda con ottimi risultati anzitutto artistici e anche di pubblico. Ma, secondo Gasparri, la Rai paga troppo cara l’esclusiva, non essendoci una reale possibilità di vedersela strappare dalla concorrenza, visto che l’autore, Camilleri, essendo un noto antiberlusconiano, non cederebbe mai il suo personaggio alle tv del premier. Cosicché, secondo la logica ferrea di Gasparri, chi non è berlusconiano andrebbe pagato meno. E magari tassato di più.
l’Unità
DOMENICA
5 NOVEMBRE 2008

categoria:parlamento, cgil, dalema, bongiorno, ghedini, lanm, il csm, brunetta renato



