Ora speriamo che il governo nord-coreano del «Caro Leader» Kim Jong-II non quereli il Financial Times, per aver definito l'informazione italiana sul governo del Caro Leader Kim Jong-Berlusc «adulazione vicina ai livelli nordcoreani». Ne avrebbe tutto il diritto, visto che in Corea la tv non può occuparsi dell'opposizione per il semplice motivo che non esiste, mentre in Italia ogni tanto c'è ancora. Inoltre l'informazione italiana non fa pena solo perché esalta le magnifiche sorti e progressive del governo Al Tappone, ma anche e soprattutto perché non fa le domande e non dà le notizie. Quanto alle domande, basta vedere su RaiSat l'intervista di Letterman a McCain per farsi un'idea (gli ha chiesto dei rapporti con un finanziatore finito in carcere e del vuoto pneumatico nella testa di Sarah Palin). Quanto alle notizie, un giovane ha scritto a Johnny Raiotta per domandargli come mai il Tg1 avesse riscoperto la cronaca giudiziaria solo per informare della condanna (solo in primo grado, ma il Tg1 non l'ha detto) di un giornalista per aver diffamato Previti. Johhny gli ha risposto: «Abbiamo dato una notizia come sempre facciamo... Preferiva non la dessimo? Si chiama censura ed è qualcosa che in Italia è frequente». Sì, e lui se ne intende. L'indomani la Cassazione ha annullato il proscioglimento di Cragnotti e Geronzi per lo scandalo Eurolat-Cirio: silenzio di tomba. In fondo, Geronzi è solo il presidente di Mediobanca e il salvatore della finanza italiana che entra ed esce da Palazzo Chigi come se fosse il ministro del Tesoro aggiunto. È stata pure sequestrata, a Modugno (Bari), l'area dove sta sorgendo il nuovo inceneritore inquinante della Eco Energia Srl: silenzio di tomba. In fondo, Eco Energia appartiene soltanto al gruppo Marcegaglia del presidente di Confindustria. A proposito: dopo le cronache nordcoreane sulla «grande battaglia per la legalità» degli industriali, che in Sicilia espellono addirittura chi paga il pizzo, non s'è trovato il modo di raccontare l'ultima impresa dell'Unione Industriali di Benevento. Questa ha nominato all'unanimità l'ingegner Carlo Camilleri presidente del Confidi, cioè del Consorzio di Garanzia Collettiva Fidi che si propone di «facilitare l'accesso al credito bancario delle piccole e medie imprese attraverso garanzie collettive a condizioni vantaggiose e trasparenti» e «di sviluppare un sistema di garanzia sempre più accreditato e riconosciuto dal sistema bancario per elevare al massimo le capacità di accesso al credito delle imprese socie». In fondo, il Camilleri è solo il consuocero dei Mastella, reduce dalle patrie galere per associazione per delinquere, falso, corruzione, turbativa d'asta, truffa, rivelazione di segreti d'ufficio. Chi meglio di lui per restituire un po' di trasparenza al sistema creditizio. In base agli stessi criteri meritocratici, il ministro Gianfranco Rotondi ha nominato l'ex ministro Dc Paolo Cirino Pomicino presidente del «Comitato tecnico scientifico per il controllo strategico nelle amministrazioni dello Stato» appena istituito presso Palazzo Chigi. Insieme a Insieme a lui vigilerà sull'«allocazione e uso delle risorse» un ex fedelissimo dello sgovernatore Fazio, Giancarlo Morcaldo. E alle sedute parteciperà il nuovo consigliere giuridico del ministro Rotondi: l'ex ministro Dc Carlo Bernini. In fondo Pomicino è stato condannato solo due volte per finanziamento illecito e corruzione, e Bernini solo una volta per corruzione. La notizia l'ha data Sergio Rizzo sul Corriere Economia, non certo il Tg1, che ha altro a cui pensare. Tant'è che, da un anno e mezzo, tiene nel cassetto la notizia sulla causa civile persa da Bruno Vespa (anche lì in primo grado) contro Roberto Zaccaria: 82 mila euro di risarcimento per essersi inventato in un libro un complotto dell'allora presidente Rai finalizzato a screditare Berlusconi in vista delle elezioni del 2001 con i programmi di Biagi, Luttazzi e Santoro. Secondo voi, Johnny Raiotta ne parlerà mai o seguiterà a praticare la censura che tanto aborre? A proposito di Vespa: ieri, intervistato dal Giornale, ha spiegato che lui certa gentaglia come il sottoscritto non la inviterà mai, perché «noi abbiamo sulla scrivania il Codice penale e da noi vale». La scrivania dev'essere quella di ciliegio, modello «Contratto con gli Italiani». E lì il Codice penale vale a tal punto che stasera c'è Del Turco, reduce dagli arresti, domiciliari.