Le dimissioni di Veltroni e le convulse giornate del Pd, o di quel che ne resta, culminate nell’elezione di Franceschini a nuovo segretario, hanno oscurato una vicenda che forse meriterebbe qualche riflessione e spiegazione: quella del nuovo Cda Rai. Non si vede perché il Pd abbia partecipato all’ennesima abbuffata di poltrone in base alla legge Gasparri, anziché restarne fuori e battersi per cambiare la legge e departitizzare la Rai. Ma c’è dell’altro. Il vecchio Cda, nominato nel 2005, era composto da 5 esponenti del centrodestra (Petroni e Urbani di FI, Malgieri di An, Bianchi Clerici della Lega, Staderini dell’ Udc) e 4 del centrosinistra (Petruccioli e Rognoni dei Ds, Rizzo Nervo della Margherita, Curzi del Prc). Quello nuovo ne avrà 5 del centrodestra (Verro e Gorla di FI, anzi di Mediaset, Bianchi Clerici della Lega, Rositani di An, cui presto si aggiungerà il solito Petroni, pure lui di FI, nominato dal Tesoro), 3 del Pd (Rizzo Nervo e Van Straten, scrittore e amico di Veltroni, cui dovrebbe aggiungersi il nuovo presidente: o Petruccioli o Pietro Calabrese) e 1 dell’Udc (De Laurentiis). In apparenza nulla cambia: l’Udc ora sta all’opposizione, o almeno così dice, e il Pd ha deciso di regalarle la quarta poltrona riservata alle minoranze, tagliando fuori l’Idv e la galassia della sinistra (che hanno almeno il doppio dei consensi dell’Udc). Scelta davvero curiosa: i rovesci elettorali del centrosinistra in Abruzzo e in Sardegna che han portato alle dimissioni di Veltroni hanno visto l’Idv e la sinistra alleate col Pd, mentre l’Udc marciava ora sola ora addirittura con la destra. Se, puta caso, l’Udc rientrasse all’Ovile delle Libertà, come chiede l’azionista di maggioranza Totò Cuffaro, il centrodestra si ritroverebbe con 6 consiglieri su 9. Del resto già ora c’è da dubitare che il consigliere Udc Rodolfo De Laurentiis, da anni membro della Vigilanza Rai, si batterà contro l’occupazione berlusconiana della tv pubblica. Finora anzi s’è sempre associato agli anatemi del berlusconismo più oltranzista contro i pochi programmi liberi sopravvissuti. Il 9 marzo 2007, per esempio, De Laurentiis attaccava alzo zero Michele Santoro: “Annozero dimostra che ormai non è rimasto altro mezzo che l'aggressione e l'intolleranza. Calpesta la sensibilità altrui in nome di un'ideologia che vuole accampare diritti a tutti i costi. Il programma a senso unico di Santoro non risparmia nemmeno il credo religioso dei cattolici con continue picconate”. Il 21 maggio 2007 tornava alla carica in una nota congiunta coi pasdaràn berlusconiani Butti e Lainati: “Santoro è in pieno delirio di onnipotenza. Fa finta di non capire e si lancia in invettive giustizialiste contro i vertici dell' azienda”. Se questo è un consigliere d’opposizione, figurarsi quelli di governo.
Quei manigoldi dell'Espresso hanno scoperto che, tra i fortunati acquirenti di case di lusso dal patrimonio ex pubblico delle assicurazioni a prezzi stracciati, c'è anche Al Tappone. Il noto senzatetto nel 2004 ha acquistato da Initium (Generali e Lehman Brothers), nell'elegante quartiere romano della Balduina, un superattico scontato del 50% sul valore di mercato, tramite la Immobiliare Idra (intestataria di tutte le sue ville, inclusa quella di Macherio dove abita Veronica). La nuova dimora presidenziale si sviluppa su due piani con 5 camere, 4 bagni, megasalone e megaterrazza con tripla esposizione. Ma non è per lui né per le sue numerose famiglie. È per una soubrette mèchata, Sonia Calone in arte Gray, già sexy infermiera di Striscia la notizia poi accollata alla Rai (a Unomattina e poi a un programma di salute). L'Espresso amabilmente la definisce «apprezzata dal Cavaliere». Talmente apprezzata da abitare in casa sua. Come la giovane annunciatrice Virginia Sanjust, che il munifico Cainano sistemò in un grazioso appartamento a Campo de' Fiori. Ora non vorremmo che Il Giornale e Panorama, dopo le centinaia di prime pagine e copertine dedicate alle regge acquistate da Di Pietro in località principesche tipo Curno, Busto Arsizio e Montenero di Bisaccia, facessero altrettanto con il povero premier, sguinzagliando i loro migliori segugi, mèchati e non, a scavare nei rapporti fra il padrone di case e le varie inquiline. Si sa che lo spirito è forte, ma la carne è debole. Lasciatelo lavorare. E, se proprio non volete farlo per lui, fatelo per Veronica.
l'Unità
SABATO
24 GENNAIO
2009
FRONTE DEL VIDEO
Il lato b di Mantovano
Maria Novella Oppo
Il sottosegretario Mantovano (Pdl) giovedì sera, trasvolando da “Otto e mezzo” a “Annozero” ha dato prova della sua multiforme personalità. Prima si è mostrato serio e dialogante, poi si è lasciato andare a una furia incontenibile contro Di Pietro, nel tentativo di azzittirlo. In questo suo, diciamo così, lato b, ha definito l’ex pm «uno che ha fatto fortuna con le disgrazie giudiziarie altrui». Ora, a parte che definire «disgrazie giudiziarie» i furti ai danni della Stato, è molto poetico, questo ragionamento apre uno scorcio su una visione del mondo singolare. Per coerenza, se i magistrati sfruttano le disgrazie altrui, i poliziotti vivono (per la verità sopravvivono) approfittando dei delitti più efferati e i professori campano (campicchiano) sull’ignoranza. Non parliamo poi dei becchini, che sono i peggiori di tutti. Infatti, eliminando i becchini, avremmo la vita eterna ed eliminando i giudici, avremmo (come abbiamo) il governo degli onesti Berlusconi, Previti e Dell’Utri.
Tre giorni fa la Corte d’appello di Perugia ha voluto festeggiare il 90° compleanno di Giulio Andreotti confermando la condanna a 2 mila euro di multa inflittagli due anni fa dal Tribunale per aver diffamato il giudice Mario Almerighi, dandogli del “falso testimone”. Il Divo dovrà anche risarcire il magistrato diffamato con una provvisionale di 20 mila euro. Dopo la sentenza della Cassazione che confermò la prescrizione per il reato di mafia fino al 1980 e l’assoluzione per il periodo successivo, Andreotti accusò Almerighi di aver mentito sotto giuramento ai giudici di Palermo raccontando le sue pressioni sull’allora Guardasigilli Rognoni per salvare l’amico Carnevale da un processo disciplinare. Difficile immaginare qualcosa di più grave, per un magistrato. Il prescritto a vita disse che Almerighi è “un pazzo”, lo paragonò ai “falsi pentiti”, l’accusò di raccontare “infamie” e aggiunse che affidare la giustizia agli Almerighi “è come lasciare una miccia nelle mani di un bambino”. Denunciato per diffamazione, Andreotti si riparò dietro l’insindacabilità parlamentare, ma la Corte costituzionale gli levò lo scudo e lo rispedì in Tribunale. Che, come poi la Corte d’appello, ha stabilito come Almerighi avesse detto la pura verità. Segnaliamo la notizia al Tg1, così attento alle condanne per diffamazione dei giornalisti sgraditi, e a Porta a Porta, sempre così turibolante con il Divo, affinché colmino la lacuna informativa in ossequio ai principi di imparzialità, equilibrio e completezza dell’informazione tanto cari all’Agcom e al Consiglio di amministrazione della Rai.
l'Unità
VENERDÌ
23 GENNAIO
2009
FRONTE DEL VIDEO
Per chi suona il Marano
Maria Novella Oppo
Chissà se qualcuno ricorda ancora le grandi manovre leghiste per portare a Milano una rete Rai. Chi scrive se ne ricorda bene, per aver assistito all’arrivo in sede di Bossi con guardie del corpo e altri ceffi. Facevano paura, ma era solo una finta. Anche perché la Lega non ha strumenti per occupare spazi editoriali e riempirli di contenuti. Infatti, tutto si è risolto in una ridicolissima parata celtica in diretta. Poi Raidue, pur affidata a un leghista, si è ridotta a fare quello che Marano sa fare meglio e cioè pessima tv. Dopo gli inutili tentativi di produrre informazione e propaganda di destra, con i penosi Masotti e Socci, oggi la rete fa ascolti proprio con quell’ingovernabile Santoro definito «di parte» dal cda Rai. Come se nel cda ci fosse qualcuno che non è di parte. E ora, in attesa del redde rationem berlusconiano in arrivo per tutti, Marano ha spostato da Milano a Roma la testata teatrale Palcoscenico. Un atto coerente con il tradimento leghista di Malpensa.
L’esordio delle temibili ronde padane a Padova è andato al di là di ogni più rosea (anzi verde) previsione. Alcune decine di siori e siore in menopausa, pittorescamente addobbati da Carnevale della sicurezza e scortati da alcuni parlamentari di Lega e An a favore di telecamera, si sono mobilitati con aria minacciosa contro il crimine che notoriamente dilaga e altrettanto notoriamente suole passeggiare nel dopocena a volto scoperto per le strade e le piazze delle grandi città. Purtroppo l’altra sera, la sera della «prima», nessuno stupratore, rapinatore, borseggiatore, topo d’appartamento s’è fatto scovare e ammanettare dall’invincibile armata. Forse erano in ferie, o in pausa settimanale, o più probabilmente han preferito agire di nascosto, lontano da occhi e telecamere indiscreti. Magari svaligiando la villetta di un rondista, profittando della momentanea assenza del padrone di casa impegnato nella ronda. In compenso la pattuglia dei tutori dell’ordine privatizzato s’è imbattuta nella sua parodia speculare: la «Rondinella rossa» di Rifondazione comunista, anch’essa molto variopinta grazie alle maschere e ai cappellini del Carnevale tradizionale. Rondisti e controrondisti sono subito venuti alle mani: spintoni, insulti, qualche uovo marchiato col «Sole delle Alpi» padano. Fortuna che c’era la Digos, presente in forze a far da cuscinetto fra gli opposti rondismi per evitare guai peggiori. È la prova che le ronde servono: quando scendono in strada, la polizia deve dedicarsi a loro anziché ai delinquenti. Che ringraziano sentitamente il governo della sicurezza. La loro.
l'Unità
DOMENICA
22 FEBBRAIO
2009
FRONTE DEL VIDEO
Pd, consigli per gli acquisti
Maria Novella Oppo
Subito dopo l’ansia di sapere il vincitore del Festival di Sanremo, ci attanagliava quella di scoprire il nuovo segretario Pd. Ora che li conosciamo tutti e due, possiamo ricominciare a dormire sonni tranquilli. Infatti, ieri mattina, ascoltando su La7 il solito Omnibus (quanto restava di spazio vitale per il dibattito politico, in una tv a ugola unica), abbiamo sentito Paolo Liguori dare i suoi modesti consigli al consesso Pd che stava per aprirsi. Dunque, secondo il giornalista Mediaset, il più adatto a ricoprire la carica al momento vacante sarebbe stato Giuliano Ferrara, in quanto uomo di formazione comunista. Oddio, qualcuno, sempre da destra, nei giorni scorsi aveva fatto anche il nome di Gianfranco Fini, in quanto, pur avendo tutt’altra formazione, ultimamente avrebbe dimostrato un po’ di senso dello Stato. Fini e Ferrara sono però all’opposto: uno viene da un passato nero, l’altro ha un presente da teo-berluscon. Per l’immediato futuro, perciò, teniamoci Franceschini.