ULIWOOD PARTY
MARCO TRAVAGLIO
Gioco di società. Sostituire, nelle intercettazioni di Azouz Marzouk, il suo nome con quello di un politico, un imprenditore, un banchiere, un dirigente Rai o Mediaset (tanto spesso è lo stesso), un principe di casa Savoia e immaginare l'effetto che fa. Se, al posto del superstite della strage di Erba, ci fosse un intoccabile delle caste italiote, avremmo tg e giornali intasati da dichiarazioni sdegnate per la «pubblicazione indebita delle intercettazioni», severi moniti dagli alti Colli contro la «violazione del segreto istruttorio», plotoni di garanti mobilitati «a tutela della privacy», giornalisti masochisti che domandano «chi passa le carte ai giornalisti?», ispettori mastelliani in assetto di guerra contro i pm che «inseriscono negli atti conversazioni prive di rilevanza penale», appelli bipartisan per «approvare al più presto la legge Mastella sulle intercettazioni». Invece si tratta di Azouz Marzouk, arrestato per spaccio di droga, dunque chi se ne frega. Si bada al sodo, cioè al contenuto delle intercettazioni, che dipingono un personaggio senza scrupoli: «che me ne frega del colore delle bare», la morte di moglie e figlioletto «disturbano i miei affari», «voglio vestiti firmati e auto di lusso per tornare in Tunisia come un pascià», «gente ricca e potente mi offre lavoro e soldi in cambio di sesso sporco», «mi vergogno, mi hanno comprato». Cose moralmente orribili, d'accordo. Ma dove sarebbe la rilevanza penale di queste conversazioni? Nessuna di esse (diversamente da altre contenute nella stessa ordinanza del gip, relative al traffico di droga) dimostra un reato: eppure sono finite agli atti pure queste, perché i giudici devono lumeggiare la personalità criminale dell'indagato che accusano. Esattamente come era giusto che i giudici di Potenza citassero le telefonate di Vittorio Emanuele sulle «puchiacche» dell'Est, il gip Forleo quelle dei politici con i furbetti delle scalate, i giudici di Napoli quelle su Moggi &C., i giudici di Milano quelle sul patto Rai-Mediaset e così via. E com'era giusto che i giornali, trattandosi di atti depositati e non più segreti, li pubblicassero. Eppure, in tutti i casi citati, si son levati gli alti lai delle massime e minime cariche dello Stato, mentre per Azouz non protesta nessuno. Anzi il direttore de Il Giornale - quello che, sulle intercettazioni Raiset, delirava di «giustizia a orologeria per sabotare il dialogo Berlusconi-Veltroni» - intima di «chiedere scusa a Erba» perché qualcuno, a suo tempo, aveva parlato di razzismo a proposito dei sospetti (poi rivelatisi infondati) sul coinvolgimento del tunisino nella strage. In realtà quanto sta accadendo conferma il razzismo di certa politica e «informazione». Chi fosse Azouz lo si sapeva da sempre: era uscito dal carcere - dove scontava una pena definitiva per traffico di droga - grazie all'indulto. E, se qualcuno aveva qualche dubbio sul suo spessore morale, la frequentazione del duo Corona & Mora tagliava la testa al toro. Eppure, quando fu scagionato dai sospetti sulla strage, venne beatificato: come se un trafficante di droga diventasse una brava persona solo perché non ha ucciso nessuno. Ora si scopre che continuava a trafficare in droga e speculava sulla morte dei suoi cari per diventare un vip. Sai che novità. Resta da capire in quale altro paese un pregiudicato possa pensare di diventare un vip perché gli hanno sterminato la famiglia. Gli indignati speciali dovrebbero spiegare la differenza tra Marzouk, che passa direttamente dai funerali alla scuderia di Mora & Corona, dal carcere alla tv, conteso a colpi di esclusive da Vespa e Mentana, e chi gli ha consentito tutto questo mettendo in piedi il Mortality Show che infesta le tv a reti unificate. Dopodiché, se non si vergognano troppo, dovrebbero annotarsi le parole pronunciate un mese fa a Montecatini da Berlusconi abbracciato a Dell'Utri: «Vittorio Mangano non fu mai condannato per mafia: faceva il chierichetto nella mia cappella di Arcore». Visto che Mangano fu condannato per associazione a delinquere con la mafia nel processo Spatola e per traffico di droga nel maxiprocesso alla Cupola, la domanda è semplice: che aspetta il Cavaliere a ingaggiare Azouz Marzouk come stalliere o come chierichetto nella villa di Arcore?
l'Unità (4 dicembre 2007)
Bruxelles | 31 gennaio 2008
"Che sia chiara una cosa:
"L'Afghanistan rimane un Paese in via di fallimento. Rischia di diventare un Paese fallito", ha scritto inoltre, denunciando "lo stallo strategico" in cui si trovano le forze alleate nel contrastare i talebani. E' necessario adottare diversi passi per "riacquisire lo slancio che sembra essere stato perso". Fra questi: la nomina di un alto rappresentante delle Nazioni Unite per coordinare gli sforzi della comunità internazionale, e l'adozione di un nuovo approccio regionale che includa conferenze con Paesi confinanti come il Pakistan e l'Iran.
"La ripresa della violenza, l'indebolimento della determinazione internazionale, le crescenti sfide regionali e una mancanza di fiducia da parte degli afghani sulla direzione che sta prendendo il paese", mettono in forse progressi dello sforzo di stabilizzazione in Afghanistan."Gli Stati Uniti e la comunità internazionale hanno cercato di vincere la battaglia in Afghanistan con un numero troppo ridotto di forze militari e insufficienti aiuti economici", denuncia Jones, in carica a Mons fino al dicembre del 2006, sollecitando, nel rapporto dell'Afghanistan Study Group, agli Stati Uniti di "disaccoppiare" le operazioni in iraq e in Afghanistan, cosi' come i finanziamenti e di nominare un inviato speciale. www.rainews24.rai.it
Washington | 31 gennaio 2008
ORB: un milione le vittime della guerra in Iraq. WPost: record di suicidi fra le truppe USA
Dalla caduta di Saddam Hussein, le vittime irachene causate dalla guerra in Iraq sono 1.033.000. Il dato, che prende come riferimento il periodo tra l'invasione delle forze della coalizione a guida Usa nel marzo del 2003 fino all'agosto del 2007, è frutto di uno studio condotto dall'istituto britannico Opinion Research Business (ORB) e dalla controparte irachena Independent Institute for Administration and Civil Society Studies (IIACSS), come riferisce il sito web della tv satellitare al Arabiya.
La ricerca si è basata su interviste con 2.414 adulti iracheni. Di questi almeno il 20% ha dichiarato di avere uno o più parenti uccisi. Secondo i dati dell'ultimo censimento completo in Iraq, effettuato nel 1997, nel Paese c'erano 4,05 milioni di nuclei familiari, una cifra su cui Orb si è basata per calcolare che approssimativamente 1,03 milioni di persone sono morte a causa della guerra. Il margine di errore dell'indagine, condotta in agosto e settembre 2007, è dell'1,7%, e la forchetta dei decessi si pone fra 946 258 e 1,12 milioni.
Particolare non trascurabile, lo studio ha interessato 15 delle 18 province irachene e fra queste non ci sono quelle di Kerbala (sciita) e Anbar (sunnita), teatro di molte violenze, e la provincia curda settentrionale di Erbil, dove le autorità locali hanno rifiutato il permesso di effettuare l'indagine.(…)
Washington Post: record di suicidi fra le truppe USA
Stando a uno studio pubblicato oggi dal Washington Post, lo scorso anno sono stati 121 i soldati che si sono tolti la vita, quasi il 20% in piu' rispetto al 2006. Nello stesso periodo di tempo, il numero dei tentati suicidi e dei gesti di autolesionismo sono aumentati di sei volte rispetto all'inizio della guerra in Iraq: 2.100 contro i 350 del 2002.
I conflitti in Iraq e in Afghanistan hanno messo sotto grande pressione l'esercito, soprattutto a causa dei ripetuti e lunghi dispiegamenti dei militari sul terreno. Si è così passati da 9,8 casi di suicidio su 100.000 soldati in servizio nel
L'autore dello studio pubblicato dal Wp, il colonnello Elspeth Cameron Ritchie, capo psichiatra dell'esercito, ha affermato che i suicidi e i tentati suicidi "continuano ad aumentare nonostante tutto quello che stiamo facendo e che abbiamo fatto". "Dobbiamo migliorare addestramento e istruzione - ha aggiunto - dobbiamo migliorare la nostra capacita' di garantire assistenza medica". Lo studio riconosce l'inadeguatezza delle misure adottate finora per valutare, controllare e curare i soldati con problemi psichici, affermando che "l'attuale Programma di prevenzione dei suicidi nell'esercito non era stato pensato per situazioni di combattimento e dispiegamento sul terreno". www.rainews24.rai.it
L'Unità, la famiglia Angelucci non firma
Pare essere giunta ad uno stallo la trattativa per l'acquisto dell'Unità da parte della società che fa riferimento alla Tosinvest della famiglia Angelucci: la firma del contratto sembrava praticamente cosa fatta, ma tutto sembra allontanarsi e forse sfumare del tutto.
Mercoledì, di fronte al perdurante nulla di fatto da parte della controparte, un passo importante dei soci della società Ad srl (che controlla la società editrice de "l'Unità"): i soci sarebbero orientati a chiedere formalmente agli Angelucci di onorare gli impegni presi, in caso contrario, e cioè di mancato rispetto della diffida, si riservano di agire nelle sedi opportune a tutela dei loro diritti.
Il closing dell'acquisizione del quotidiano fondato da Antonio Gramsci sarebbe dovuto avvenire già prima di Natale. Poi la data è stata spostata, su richiesta degli Angelucci e per motivazioni definite di natura esclusivamente tecnica, al 20 gennaio, con successivi rinvii negli ultimi giorni. Ancora pochi giorni fa Marialina Marcucci, presidente della Nie (società che edita "l'Unità"), ribadiva che l'accordo praticamente blindato con gli Angelucci (proprietari anche dei quotidiani "Libero" e "Il Riformista") era solamente in attesa di imminente formalizzazione, spazzando via tutte le voci di nuovi acquirenti sulla piazza. (…)
Nel frattempo aveva manifestato interesse all'acquisto de "l'Unità" il patron di Europa 7 Francesco Di Stefano, il quale mercoledì stesso ha ribadito l'interesse per il giornale: «C'era e rimane, ma dipende tutto dal venditore perché le azioni sono loro. La nostra disponibilità non era volta a disturbare nessuno, ma è stata manifestata nella correttezza e nel rispetto». In ogni caso, per ritornare in campo, ci vorrà del tempo: «Bisognerà che tutta la vicenda si chiarisca». «Noi andiamo avanti cercando di fare al meglio il nostro lavoro», dice da parte sua il direttore Antonio Padellaro. www.unita.it (31 gennaio 2008)
Assunta Romagnoli, 29 anni, madre di due bambini, assassinata davanti alla chiesa: era andata a prendere la figlia che usciva da catechismo
Lucera, uccisa in piazza a coltellate L'omicidio per una lite condominiale
L'autore del delitto si è costituito ai carabinieri un'ora dopo
LUCERA (FOGGIA) - L'ha uccisa a coltellate nella piazza di Lucera dopo l'ennesimo litigio per questioni condominiali. Franco Ricciardi ha ammesso l'omicidio di Assunta Romagnoli, 29 anni, madre di due figli. L'uomo si è presentato ai carabinieri circa un'ora dopo il delitto. Il giovane avrebbe ammesso le proprie responsabilità nel corso dell'interrogatorio cui è stato sottoposto nella notte dal pm del tribunale di Lucera Pasquale De Luca, che ha emesso nei suoi confronti un provvedimento di fermo. La donna era andata a prendere una sua figlioletta dalla lezione di catechismo. Mentre era in attesa davanti alla chiesa, è stata colpita alle spalle con una coltellata. L'aggressore è scappato; lei è stata soccorsa e portata in ospedale, ma è morta durante il tragitto. (…) www.repubblica.it (31 gennaio 2008)
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