
Ci sono due modi per reagire ai sondaggi che danno la popolarità del governo in picchiata: prendersela con Grillo che «fa il gioco della destra»; oppure domandarsi come sia possibile che gl’italiani in fuga dall’Unione si rifugino nella Casa delle Libertà, come se non l’avessero già sperimentata due volte, nel ‘94 e nel 2001-2006, con gli ottimi risultati che tutti ricordano. O meglio, che pochi ricordano. E il punto è proprio questo: perché i due peggiori governi della storia repubblicana, il Berlusconi 1 e il Berlusconi 2, non sono bastati a maturare quel “vaccino” che, secondo Montanelli, doveva immunizzarci da un Berlusconi 3? Perché le leggi ad personam, il conflitto d’interessi, lo sfascio della giustizia, della scuola e della finanza pubblica, le epurazioni bulgare, la crescita zero, il boom dell’evasione fiscale, i 12 condoni in un anno, le due guerre camuffate da missioni di pace, la legge elettorale-porcata non le ricorda più nessuno e c’è chi, inviperito per le fesserie dell’Unione, è pronto a ricascare nell’incubo? Anzitutto perché l’informazione che conta è ancora saldamente nelle mani di Bellachioma. Ma soprattutto per l’assoluta incapacità dei leader unionisti di rammentare a ogni occasione che cosa fu quel quinquennio nero. Perché non lo fanno mai? Perché non possono. Se ricordassero le leggi vergogna, qualcuno domanderebbe: e perché non ne avete cancellata nemmeno una? Se ricordassero le epurazioni bulgare, qualcuno domanderebbe: e perché Luttazzi e
ULIWOOD PARTY
MARCO TRAVAGLIO
l’Unità (28 settembre 2007)
EDITORIA Convinto che si voti in primavera, l’ex premier prepara i suoi media alla massima «potenza di fuoco». Si parla anche di una fusione tra «Libero» e «il Giornale»
Berlusconi schiera i «direttori di guerra»: Belpietro a Panorama e Giordano al Giornale
DI NATALIA LOMBARDO
Come il generale Custer prima della battaglia, srotolata sul tavolo la mappa del territorio mediatico da occupare, Silvio Berlusconi ha piazzato gli uomini-panzer nei punti chiave dell'informazione, convinto che il governo Prodi cada a novembre e che si voti nella primavera del 2008.Spostate le bandierine: Maurizio Belpietro lascia il Giornale per dirigere Panorama,settimanale Mondatori quasi collassato sotto le mani di Pietro Calabrese. Al Giornale andrà un giornalista di grido e di famiglia,Mario Giordano, che lascia Mediaset e la direzione di "Studio Aperto"; a guidare il tg di Italia1 sarà quasi certamente Giorgio Mulè, uomo macchina da guerra forzista a VideoNews, la struttura per gli approfondimenti di Mediaset.
Un terremoto per le redazioni, un esercito pronto alla grande guerra elettorale per Berlusconi. L'ex premier aveva già cominciato a blindare il campo l'estate scorsa con l'arrivo al Tg5 di Clemente Mimun al posto di Carlo Rossella.
Belpietro si insedierà a Segrate l’11 ottobre. Della sua uscita dal quotidiano di Paolo Berlusconi si parlava da tempo. Anzi, nelle redazioni di Milano e di Roma nessuno si è stupito, semmai"si è stappato lo champagne" per l’arrivo di Mario Giordano, "un collega". E per lo scampato pericolo Mulè, un sub comandante berlusconiana senza le doti giornalistiche dello stridulo quarantenne "Grillo Parlante".
L'allarme vero è a Panorama, dove l'arrivo de "L'Antipatico", berlusconiana Doc, sembra il detto da Blues Brothers: "quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare". La redazione è sotto choc e stamattina si riunisce in assemblea. Ma c'è anche chi brinda sotto la scrivania per l'uscita del direttore:accolto da un alto gradimento tre anni fa, ha portato il magazine sulla via del declino (doppiato da L'Espresso con le ultime inchiesteanti-casta). Il restyling da marzo non ha portato alcun vantaggio, e la redazione non riesce a sapere i dati sulle vendite, annullate a luglio e a settembre le "riunioni di budget" col direttore. Insieme al fattore politico, infatti, c'è l'allarme di casa Mondadori per la deriva dell'ammiraglia Panorama, zeppa di scialuppe (gli allegati:Dvd, libri giochi e gadget). Gianni Vallardi, dg di Periodici Italia Mondatori, fa capire l'urgenza editoriale dai requisiti di Belpietro: "Originalità, orientamento, punti di vista decisi e, non dimentichiamolo, notizie". Pietro Calabrese sembrava quasi aspettarselo; l'editrice lo mette in panchina come editorialista,mentre dà un'altra soddisfazione a Belpietro: a Mediaset manterrà una trasmissione, dopo che "L'Antipatico" è stato cancellato da Rete4 e Emilio Fede ha fatto capire a Berlusconi che di cedere a lui il Tg4 non se ne parla.
Nessuna assemblea al Giornale, semmai era in preparazione uno sciopero sul piano editoriale. Né si aspettano terremoti nell'ufficio centrale di nomina belpietrana, si ventila un passaggio da vice a condirettore per Michele Brambilla e qualche migrazione a Panorama. Dato per scontato l'arrivo di Giordano (fino a ieri seranon ufficializzato), l'addio di Belpietro dopo quasi 11 anni di direzione non lascia indifferenti, ma «Mario sarà accolto come un amico, è uno che lavora tantissimo», dicono di lui, cresciuto tra il Giornale e l'Indipendente con Feltri e Belpietro.
La mappa del Risiko di Silvio su Palazzo Chigi è completa, o quasi. Fermo resta solo Vittorio Feltri, ma da ieri si riparla di una fusione tra Libero e Il Giornale, altra corazzata superdiretta da Feltri e spedita alla conquista del Nord per togliere terreno al Corsera. E, come gadget berlusconiano, torna utile pure la tv satellitare salmonata di Michela Vittoria Brambilla. (l’Unità, 28 settembre 2007)
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