
Quegli attacchi all’Antimafia
Caro Direttore, non è la prima volta che Marco Travaglio nella sua rubrica attacca con critiche gratuite e preconfezionate
È necessario chiarire anche i riferimenti contenuti nel pezzo visto che la scrittura falsata fatta da Travaglio ne ha stravolto il senso. Ho spiegato nel colloquio di Catania che la settimana successiva alla conclusione di un processo contro il parlamentare Gaspare Giudice conclusosi dopo ben 9 anni con un’assoluzione a formula piena (il fatto non sussiste) a fronte di una richiesta di 18 anni di reclusione avanzata da Paci, si poneva un problema di opportunità nella nomina a consulente di quel magistrato. So bene che il compito dei PM è quello di chiedere le condanne, ma Travaglio dovrebbe sapere che il compito dei giudici è quella di valutare le richieste. Troppe volte per il soggetto interessato è finita come in questo caso, ma Travaglio fa un’operazione grave. Riferendosi alla nomina a consulente di un altro magistrato, Gioacchino Scaduto, allude al fatto che «avrebbe testimoniato per la difesa nel processo contro lo stesso parlamentare Gaspare Giudice», commentando: «Se ne deve dedurre che un magistrato per lavorare all’Antimafia deve testimoniare a favore di imputati di mafia o chiedere l’assoluzione?».
Travaglio sa bene che Gioacchino Scaduto è una delle figure più limpide della magistratura palermitana, è il Gip di Palermo che ha rinviato a giudizio l’on. Marcello Dell’Utri in tutti e due i processi, è il Gip che ha fatto arrestare il figlio di Ciancimino e ne ha sequestrato l’immenso tesoro disperso in tutta Europa; è il Gip che ha ricostruito tutti i rapporti di Pino Lipari e il sistema di imprese e colletti bianchi collegati a Provenzano. Potrei continuare per pagine e pagine, omettere questi fatti è un’operazione di deformazione e falsificazione della realtà e ridurre la testimonianza in un processo (atto dovuto e neutro) a una sorta di favoreggiamento per l’imputato evidenzia una cultura democratica e delle garanzie da far inorridire.
Quanto all’avv. Ugo Colonna, la commissione Antimafla ha deciso di bloccare la nomina di consulenti coinvolti in procedimenti giudiziari e l’avvocato Colonna lo è. Ma c’è di più, macchiettisticamente, Travaglio scrive che avrei detto «e poi nelle vicende giudiziarie sono coinvolti magistrati, si spacca
Non so se Travaglio omette tutto questo perché non gli è stato riferito o perché non è funzionale al suo disegno di delegittimazione della Commissione e della mia persona. Sarebbe utile, se ci fosse, pubblicare integralmente la registrazione di quel colloquio benché avvenuto in dimensione privata, tutto sarebbe più chiaro a tutti, invece si sceglie l’insulto, l’allusione, il virgolettato confezionato e lo si fa mentre alcuni di noi sono esposti in un lavoro di denuncia e di impegno quotidiano non solo istituzionale ma anche sociale, con «Libera» e le cooperative sui beni confiscati, con Tano Grasso e le associazioni antiracket, nelle parrocchie e nelle scuole. Questo non importa a chi quest’antimafia non la vive.
Caro Direttore, mi scuso per lo spazio che ho sottratto ma anche i lettori dell’Unità credo abbiano il diritto di sapere se Francesco Forgione è colui che hanno letto il 16 agosto nell’editoriale in prima pagina su Duisburg, o, invece, è quel «soggetto ambiguo» che descrive Travaglio; hanno diritto di sapere se il lavoro della Commissione è paralizzato da due parlamentari (gli on.li Pomicino e Vito) o ha prodotto già due leggi inviate al Parlamento (sullo scioglimento dei consigli comunali e sulle vittime della mafia), a settembre approverà la relazione sulla confisca dei beni e ne proporrà le modifiche normative, dopo aver approvato il codice per la formazione delle liste, del quale è in corso la verifica sulle ultime elezioni amministrative, per riaprire un dibattito pubblico sulle candidature. Questo in sette mesi. Nella passata legislatura non una legge è stata inviata al Parlamento ma, in cinque anni, non ho visto tanti attacchi di Travaglio, purtroppo tutti su questo giornale, come da quando io presiedo l’Antimafia. C’è qualcosa che non torna! Quanto alla storia e alla trasparenza di chi scrive parlano anni di battaglie in prima persona, di denunce con nome e cognome, momenti di solitudine anche nel centro sinistra all’Assemblea regionale siciliana, tanti processi per aver diretto una piccola televisione antimafia di Partinico senza avere alcuna immunità, qualche aggressione subita della quale rifuggo col mio stile a ogni forma di pubblicità strumentale. Visto il livello delle diffamazioni di cui si è reso protagonista Travaglio questa storia tutelerò in sede giudiziaria, anche per difendere la credibilità di un’istituzione importante come
Francesco Forgione
Presidente Commissione Parlamentare Antimafia
Quello che l’onorevole Forgione dipinge come un’accozzaglia di «critiche gratuite e preconfezionate» (da chi? rispetto a cosa?), di «allusioni» (nemmeno l’ombra: solo fatti) che hanno «superato il segno» (stabilito da chi?), insomma «un articolo oltraggioso nel merito e grave per lo spregio di ogni rigore e ogni deontologia professionale» (di cui il Forgione, insospettabilmente, è libero docente) è in realtà una mia rubrica di qualche giorno fa in cui ricostruivo le sue dichiarazioni rese in un’occasione pubblica (la visita dell’Antimafia a Catania) a tre giornalisti armati di taccuini. Come tutto ciò possa essere definito un «colloquio privato», lo sa solo lui. «L’Espresso» ha riportato in estrema sintesi quel colloquio, io ho approfondito e verificato i fatti con uno dei giornalisti presenti. Giuseppe Giustolisi, e l’ho riferito così com’è avvenuto. Tant’è che nella sua lunga lettera l’on. Forgione non ne smentisce nemmeno una virgola, limitandosi ad aggiungere particolari di nessun interesse. Credo che Giustolisi sarà felice di testimoniare sull’accaduto nell’eventuale processo, casomai io fossi rinviato a giudizio per la denuncia annunciata da Forgione (primo caso, credo, di presidente dell’Antimafia che querela un giornalista). Io non mi sognerei mai di definire l’Antimafia «covo di dilettanti»: ho semplicemente chiuso l’articolo domandando se l’esclusione di due consulenti di grande valore come il pm Gaetano Paci, protagonista dell’inchiesta Cuffaro, e l’avvocato Colonna, artefice di meritorie battaglie contro la mafia e la ‘ndrangheta preludesse a una selezione all’incontrano: fuori i professionisti dell’antimafia e dentro i dilettanti (quali senz’altro sono, al confronto dei due esclusi, alcuni dei 60 e più consulenti ingaggiati dall’insigne consesso). Cosi, non ho mai scritto che il dottor Scaduto e il dottor Macrì (da me mai citato) non siano due validissimi magistrati: è un fatto che Scaduto ha testimoniato a favore dell’onorevole imputato Gaspare Giudice ed è consulente della commissione, mentre Paci ha indagato su Giudice e chiesto la sua condanna (a 15 anni, non a 18 come scrive il disinformato presidente dell’Antimafia) e ne è stato escluso. Conosco bene le battaglie antimafia fatte da Forgione all’Assemblea regionale siciliana e le conseguenze che ne ha patito, visto che ne ho diffusamente parlato insieme a Saverio Lodato nel libro «Intoccabili». Trovo curioso che proprio lui, bersaglio di tante denunce persecutorie per le sue battaglie antimafia, escluda l’avvocato Colonna perché a sua volta ne ha subìte alcune. Se tutti i destinatari di denunce o tutti i pm che han visto assolvere i propri imputati (Giudice peraltro lo è stato solo in primo grado) dovessero restare fuori dall’Antimafia, temo che si faticherebbe a riempirne gli organici. Vorrei infine rassicurare Forgione: non esiste alcun «disegno di delegittimazione della Commissione e della sua persona», o se esiste non ne faccio parte. Se fosse un lettore appena più attento, egli scoprirebbe che non ho lesinato critiche, ben più penetranti, al suo predecessore forzista. Purtroppo ho dovuto registrare alcuni gravi errori commessi dall’attuale commissione, a cominciare dalla bocciatura della proposta Napoli-Licandro di escluderne i condannati e gli inquisiti per reati di mafia e di Tangentopoli; dalla decisione di non parlare di mafia e politica nella recente audizione del pool antimafia di Palermo; e, appunto, dall’esclusione di Paci e Colonna dal novero dei consulenti. Ma questa non è delegittimazione: questo si chiama dovere di cronaca e diritto di critica. E poi è francamente difficile delegittimare un organismo di cui fanno parte gli on. Vito e Pomicino, più di quanto esso stesso non faccia già di suo.
MARCO TRAVAGLIO
l'Unità (30 agosto 2007)
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