
Siamo talmente assuefatti, mitridatizzati a digerire gli scandali, che assistiamo indifferenti al confinamento di notizie enormi in poche righe, tra le «brevi di cronaca»: in quegli spazietti lillipuziani che i giornali un tempo riservavano alle curiosità. C'è, per esempio, la storia del funzionario Rai, il cui nome è ancora coperto da segreto, che verrà presto sentito dai pm di Milano a proposito di una bella sommetta finita su un suo conto svizzero, estero su estero, nel 1999 e proveniente dai conti di due berluscones, Farouk Agrama e Daniele Lorenzano, coimputati di Bellachioma e Confalonieri nel processo sui diritti tv. Penalmente il nostro uomo la farà franca: l'eventuale reato è ormai prescritto grazie alla ex Cirielli. Ma forse è interessante sapere perché mai, negli anni in cui Biagi, Santoro e Luttazzi facevano un «uso criminoso della tv pubblica», due compari di Bellachioma pagassero allegramente (o criminosamente?) un funzionario della tv pubblica. Una breve in cronaca (secondo la regola per cui fa notizia l'uomo che morde il cane, e non viceversa: sarebbe una notizia, dunque, se
Il governo Prodi, quello che ha vinto per il rotto della cuffia le elezioni promettendo legalità dopo 5 anni di illegalità, ha appena nominato consigliere di Stato il generale Pollari, imputato a Milano per il sequestro di Abu Omar in combutta con una trentina di spioni Cia e Sismi. Pollari, accusato pure di aver fatto raccogliere dossier sul conto, fra gli altri, di Prodi, lavora da un mese come consulente del governo Prodi. Sarebbe interessante sapere cosa deve fare un generale per essere eventualmente destituito, se un processo per sequestro di persona e dossieraggio implica una doppia promozione. Una breve in cronaca.
Un altro consigliere di Stato, Antonio Catricalà, presidente dell'Antitrust, va in tv a dire che il ministro Gentiloni non deve permettersi di «ridurre i fatturati di un'azienda» (Mediaset) con tetti antitrust alla raccolta pubblicitaria. Catricalà, chi era costui? Già capogabinetto del ministro delle Poste Antonio Maccanico (che perpetuò il monopolio incostituzionale di Berlusconi negli anni dell'Ulivo, in barba alla nota sentenza della Consulta del '94), nel 2001 fu promosso da Berlusconi segretario generale di Palazzo Chigi e nel 2004 coronò la sua carriera con l'Antitrust, che com'è noto - in base alla Frattini - deve pure sanzionare i conflitti d'interessi dei membri del governo. Cioè: fu chiamato da Berlusconi a occuparsi del trust e del conflitto d'interessi di Berlusconi. Occuparsi, si fa per dire. Infatti non se n'è mai occupato. Mai un vagito sulla concentrazione editorial-televisiva più spaventosa del mondo, mai un pigolio sul premier che varava leggi ad personam a getto continuo. Mediaset controlla il 66% della pubblicità in tv? Catricalà tace. Il ministro Gentiloni, con la sua morbida antitrust, sta tentando di farla scendere al 45%? Catricalà ritrova la favella e protesta. Le antitrust che vanno contro i trust non gli garbano. Lui le preferisce a favore dei trust, almeno di uno. Perché allora non chiamare il suo ufficio Protrust, eliminando l'umoristico prefisso «Anti»? Una breve in cronaca.
E Previti, condannato definitivamente a 6 anni e interdetto perpetuamente dai pubblici uffici il 4 maggio 2006, è ancora deputato. La giunta per le elezioni che dovrebbe cacciarlo contìnua a cincischiare. Secondo l'on. avv. Pecorella, la condanna definitiva di Previti sarebbe provvisoria, in attesa di ulteriori pronunce della Cassazione. Il ds Burchiellaro, presidente del comitato che se ne occupa, propone un compromesso: Previti decade e viene sostituito dal primo dei non eletti. Ma solo per un po'. Poi, dopo l'affidamento ai servizi che -secondo i suoi legali - estinguerebbe addirittura la pena accessoria perpetua, torna alla Camera. Decide lui. Che ci vuole? Sistemiamo, all'ingresso di Montecitorio, una porta girevole. Così le sentenze definitive diventano provvisorie. E interdizioni perpetue diventano reversibili. Una breve in cronaca.
ULIWOOD PARTY
MARCO TRAVAGLIO
l’Unità 30 gennaio 2007
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