Immagine tratta dal blog: Bamboccioni alla riscossal’Unità (12 luglio 2008)
LUTTAZZIADI
Amhadinejad rinnova le minacce contro gli Stati Uniti e Israele, poi chiude il suo negozio di kebab
e torna a casa.
In Italia 600 mila cani randagi, un terzo nei canili, due terzi sotto la finestra della mia camera da letto.
Scoperto un altro Lang nel pianista Lang Lang, si chiamerà Lang Lang Lang.
il manifesto (12 luglio 2008)
Funari manda a cagare San Pietro.
«La guerra in Iran è inevitabile», dicono gli esperti, già venduti gli spazi pubblicitari.
Banche sotto accusa per i nuovi bond radioattivi.
Serial killer ricorda i vicini come gente tranquilla e insospettabile.
il manifesto (13 luglio 2008)
DANIELE LUTTAZZI

Dunque abbiamo assodato che, quando Al Tappone definisce "metastasi" la magistratura, è una battuta. Quando definisce "coglioni" gli elettori che non votano per lui e "spazzatura" 50 mila persone che manifestano contro di lui, è una battuta. Quando il ministro Bossi preannuncia "300 mila fucili" pronti a sparare in Padania, è una battuta. Gli unici che non possono fare battute sono i comici: quelli "insultano", "vilipendono", minacciano la democrazia. Invece chi sfigura
l’Unità (11 luglio 2008)
LUTTAZZIADI
Pd in coma, autorizzato lo stop all'alimentazione forzata.
Israele e Hamas si offrono di mediare fra Berlusconi e i giudici.
G8, l'ambiente finirà nel 2037, forse anche prima.
È partito il nuovo tour dei Pooh. La buona notizia è che l'India ha la bomba atomica.
Recessione, le famiglie italiane risparmiano sui beni di lusso, ad esempio il pane.
G8, Berlusconi auspica 1000 nuove centrali atomiche. Gli serve tutta l'energia possibile per le sue erezioni
DANIELE LUTTAZZI

l’Unità (9 luglio 2008)
LUTTAZZIADI
Berlusconi al G8, i giapponesi gli costruiscono una scuola Diaz piena di studenti massacrati per farlo sentire
come a casa.
G8. Bush emula Reagan e dice alla Cina: «Buttate giù quel muro!».
Berlino, decapitata in un museo la statua di cera di Hitler,
In tutti i cinema «Agente Smart casino totale». Come se a qualcuno interessasse la biografia di Renato Farina
il manifesto (8 luglio 2008)
G8, Bush: «Devasteremo l'ambiente nel rispetto dell'ambiente».
Intercettazioni, Ghedini smentisce: «Quello sulla testa di Berlusconi non è il pelo pubico della Carfagna».
I 5000 esuberi Telecom passano in Alitalia, i 5000 esuberi Alitalia passano in Telecom.
Umberto Eco si rade la barba col rasoio di Occam.
il manifesto (9 luglio 2008)
DANIELE LUTTAZZI
Caro Direttore,
quando tutta la stampa (Unità compresa), tutte le tv e persino alcuni protagonisti dicono la stessa cosa, e cioè che l’altroieri in Piazza Navona due comici (Beppe Grillo e Sabina Guzzanti) e un giornalista (il sottoscritto) avrebbero “insultato” e addirittura “vilipeso” il capo dello Stato italiano e quello vaticano, la prima reazione è inevitabile: mi sono perso qualcosa? Mi sono distratto e non ho sentito alcune cose - le più gravi - dette da Beppe, da Sabina e da me stesso? Poi ho controllato direttamente sui video, tutti disponibili su You Tube e sui siti di vari giornali, ma non vi ho ritrovato ciò che è stato scritto e detto da tv e giornali.
Nessuno ha insultato né vilipeso Giorgio Napolitano né Benedetto XVI. Nessuno ha “rovinato una bella piazza”. È stata, come tu hai potuto constatare de visu, una manifestazione di grande successo, sia per la folla, sia per la qualità degli interventi (escluso ovviamente il mio). Per la prima volta si sono fuse in una cinque piazze che finora si erano soltanto sfiorate: quella di Di Pietro, quella di molti elettori del Pd, quella della sinistra cosiddetta radicale, quella dei girotondi e quella dei grillini, non sempre sovrapponibili. E un minimo di rigetto era da mettere in conto. Ma è stata una bella piazza plurale, sia sotto che sopra il palco: idee, linguaggi, culture, sensibilità, mestieri diversi, uniti da un solo obiettivo. Cacciare il Caimano.
Le prese di distanze e i distinguo interni, per non parlare delle polemiche esterne, sono un prodotto autoreferenziale del Palazzo (chi fa politica deve tener conto degli alleati, delle opportunità, degli elettori, di cui per fortuna gli artisti e i giornalisti, essendo “impolitici”, possono tranquillamente infischiarsi). La gente invece ha applaudito Grillo e Sabina come Colombo (anche quando ha chiesto consensi per Napolitano), Di Pietro, Flores e gli altri oratori, ma anche i politici delle più varie provenienze venuti a manifestare silenziosamente. Applausi contraddittorii, visto che gli applauditi dicevano cose diverse? Non credo proprio. Era chiaro a tutti che il bersaglio era il regime berlusconiano con le sue leggi canaglia, compresi ovviamente quanti non gli si oppongono.
Come mai allora questa percezione non è emersa, nemmeno nei commenti delle persone più vicine, come per esempio te e Furio? Io temo che viviamo tutti nel Truman Show inaugurato 15 anni fa da Al Tappone, che ci ha imposto paletti (anche mentali) sempre più assurdi e ci ha costretti, senza nemmeno rendercene conto, a rinunciare ogni giorno a un pezzettino della nostra libertà. Per cui oggi troviamo eccessivo, o addirittura intollerabile, ciò che qualche anno fa era normale e lo è tuttora nel resto del mondo libero (dove tra l’altro, a parte lo Zimbabwe, non c’è nulla di simile al governo Al Tappone). In Italia l’elenco delle cose che non si possono dire si allunga di giorno in giorno. Negli Stati Uniti, qualche anno fa, uscì senz’alcuno scandalo un libro di Michael Moore dal titolo «Stupid White Man» (pubblicato in Italia da Mondadori...), tutto dedicato alle non eccelse qualità intellettive del presidente Bush. Da dieci anni l’ex presidente Clinton non riesce a uscire da quella che è stata chiamata la «sala orale». In Francia, la tv pubblica ha trasmesso un programma satirico in cui un attore, parodiando il film «Pulp Fiction» in «Peuple fiction», irrompe nello studio del presidente Chirac, lo processa sommariamente per le sue innumerevoli menzogne, e poi lo fredda col mitra. A nessuno è mai venuto in mente di parlare di «antibushismo», di «anticlintonismo», di «antichirachismo», di «insulti alla Casa Bianca» o di «vilipendio all’Eliseo». Tanto più alta è la poltrona su cui siede il politico, tanto più ampio è il diritto di critica e di satira e anche di attacco personale. Quelli che son risuonati l’altroieri in piazza Navona non erano «insulti». Erano critiche. Grillo, insolitamente moderato e perfino affettuoso, ha detto che «a Napolitano gli voglio bene, ma sonnecchia come Morfeo e firma tutto», compreso il via libera al lodo Alfano che crea una «banda dei quattro» con licenza di delinquere. Ha sostenuto che Pertini, Scalfaro e Ciampi non l’avrebbero mai firmato (sui primi due ha ragione: non su Ciampi, che firmò il lodo Schifani). E ha ricordato che l’altro giorno, mentre Napoli boccheggia sotto la monnezza, il presidente era a Capri a festeggiare il compleanno con la signora Mastella, reduce dagli arresti domiciliari, e Bassolino, rinviato a giudizio per truffa alla Regione che egli stesso presiede. Tutti dati di fatto che possono essere variamente commentati: non insulti o vilipendi. Io, in tre parole tre, ho descritto la vergognosa legge Berlusconi che istituisce un’«aggravante razziale» e dunque incostituzionale, punendo per lo stesso reato - gli immigrati irregolari più severamente degli italiani, e mi sono rammaricato del fatto che il Quirinale l’abbia firmata promulgando il decreto sicurezza. Nessun insulto: critica. Veltroni sostiene che io avrei «insultato» anche lui, e che «non è la prima volta».
Lo invito a rivedersi il mio intervento: nessun insulto, un paio di citazioni appena; per il resto la cronistoria puntuale dell’ennesima resurrezione di Al Tappone dalle sue ceneri grazie a chi come dice Furio Colombo «confonde il dialogo con i suoi monologhi». Sono altri dati di fatto, che possono esser variamente valutati, ma non è né insulto né vilipendio. O forse il Colle ha respinto al mittente qualche legge incostituzionale, e non me ne sono accorto? Sono o non sono libero di pensare e di dire che preferivo Scalfaro e i suoi no al Cavaliere? Oppure la libertà di parola, conquistata al prezzo del sangue dai nostri padri, s’è ridotta a libertà di applauso? Forse qualcuno dimentica che quella c’è anche nelle dittature. È la libertà di critica che contraddistingue le democrazie. Se poi a esercitarla su temi quali la laicità, gli infortuni sul lavoro, l’ambiente, la malafinanza, la malapolitica, il precariato, la legalità, la libertà d’informazione sono più i comici che i politici, questa non è certo colpa dei comici.
Poi c’è Sabina. Che ha fatto, di tanto grave, Sabina? Ha usato fino in fondo il privilegio della satira, che le consente di chiamare le cose con il loro nome senza le tartuferie e le ipocrisie del politically correct, del politichese e del giornalese: ha tradotto in italiano, con le parole più appropriate, quel che emerge da decine di cronache di giornale sulle presunte telefonate di una signorina dedita ad antichissime attività con l’attuale premier, che poi l’ha promossa ministra. Enrico Fierro ha raccolto l’altro giorno, su l’Unità, i pissi-pissi-bao-bao con cui i giornali di ogni orientamento, da Repubblica al Corriere, dal “Riformatorio” financo al Giornale, han raccontato quelle presunte chiamate (con la “m”). Ci voleva un quotidiano argentino, il Clarin, per usare il termine che comunemente descrive queste cose in Italia: «pompini», naturalmente di Stato. Quello di Sabina è stato un capolavoro di invettiva satirica, urticante e spiazzante come dev’essere un’invettiva satirica, senza mediazioni artistiche né perifrasi. Gli ignorantelli di ritorno che gridano «vergogna» non possono sapere che già nell’antica Atene, Aristofane era solito far interrompere le sue commedie con una «paràbasi», cioè con un’invettiva del corifeo che avanzava verso il pubblico e parlava a nome del commediografo, dicendo la sua sui problemi della città. Anche questa è satira (a meno che qualcuno non la confonda ancora con le barzellette). Si dirà: ma Sabina ha pure mandato il papa all’inferno. Posso garantire che, diversamente da me, lei all’inferno non crede. Quella era un’incursione artistica in un genere letterario inaugurato, se non ricordo male, da Dante Alighieri. Il quale spedì anticipatamente all’inferno il pontefice di allora, Bonifacio VIII, che non gli piaceva più o meno per le stesse ragioni per cui questo papa non piace a lei e a molti: le continue intromissioni del Vaticano nella politica. Anche Dante era girotondino? Il fatto è che un vasto e variopinto fronte politico-giornalistico aveva preparato i commenti alla manifestazione ancor prima che iniziasse: demonizzatori, giustizialisti, estremisti, forcaioli, nemici delle istituzioni, e ovviamente alleati occulti del Cavaliere. Qualunque cosa fosse accaduta, avrebbero scritto quel che hanno scritto. Lo sapevamo, e abbiamo deciso di non cedere al ricatto, parlando liberamente a chi era venuto per ascoltarci, non per usarci come pedine dei soliti giochetti. Poi, per fortuna, a ristabilire la verità sono arrivati i commenti schiumanti di Al Tappone e di tutto il centrodestra: tutti inferociti perché la manifestazione spazza via le tentazioni di un’opposizione più morbida o addirittura di un inciucio sul lodo Alfano (ancora martedì sera, a Primo Piano, due direttori della sinistra «che vince», Polito e Sansonetti, proclamavano in stereo: «Chi se ne frega del lodo Alfano»). La prova migliore del fatto che la manifestazione contro il Caimano e le sue leggi-canaglia è perfettamente riuscita.
l’Unità (10 luglio 2008)
Roma | 10 luglio 2008
Irruzione alla scuola Diaz: ecco tutti i falsi della Polizia
I "falsi" verbali ricostruiti a tavolino dalla Polizia e le contraddizioni degli imputati nei vari interrogatori sono stati al centro del quarto giorno di requisitoria da parte del pm Enrico Zucca, nel processo per la sanguinosa irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8 del
Venerdì l'accusa, dopo un accenno fatto giovedì, concentrera' la requisitoria sul ritrovamento delle due bottiglie molotov, secondo l'accusa, portate dalla polizia nella scuola, come prova a carico dei 93 arrestati.
Il pm, in sette ore di requisitoria, ha ricostruito le false dichiarazioni, sempre secondo l'accusa, rese dagli imputati e sottoscritte anche nei verbali di arresto.
Le posizioni prese oggi in considerazione sono quelle di alcuni sottoscrittori del falso verbale di arresto: Filippo Ferri, all' epoca dirigente della squadra mobile della Spezia, con il sovrintendente Renzo Cerchi e l'ispettore superiore Davide Di Novi, Massimiliano Di Bernardini, romano, vice questore aggiunto, Spartaco Mortola, capo Digos Genova, Carlo Di Sarro, suo vice, Nando Dominici, dirigente della squadra mobile di Genova, e Fabio Ciccimarra di Napoli.
"Si passa dal fiume delle testimonianze delle parti lese alle acque stagnanti delle dichiarazioni degli imputati", ha commentato il pm Zucca che ha anche aggiunto: "Dopo l'irruzione nella scuola anziche' ad un atto di polizia giudiziaria assistiamo all'inquinamento della scena da parte di chi doveva bonificarla".
Il pm si e' soffermato sui presunti falsi di Mortola che si contraddi' nel corso dei vari interrogatori sia sul ritrovamento di reperti importanti come le due molotov, bastoni e spranghe all'interno della scuola, sia sul lancio di sassi e di un maglio dalle finestre prima dell'irruzione della polizia e sul feroce pestaggio di Mark Covell, il giornalista inglese free lance.
"Mortola - ha sottolineato il pm - ha tenuto come linea difensiva quella della persona raggirata dai suoi stessi colleghi. Invece e' un ingannato senza ingannatori". L'episodio piu' eclatante, citato dal pm , e' la presenza in un video di Mortola, e del suo vice, Di Sarro, all'ingresso della scuola, vicini a Covell, a terra e esanime. Interrogato dai pm perche' non scrisse del ferimento di Covell nel verbale, Mortola rispose:"Sul momento non accertai chi fosse quel ferito ne' per quale motivo fosse stato oggetto di pestaggio".
Il pm ha accusato inoltre Mortola di aver fatto sparire alcuni filmati dell'irruzione, girati dai suoi uomini. "Si doveva stabilire - ha spiegato il pm - quali reparti fossero entrati per primi e questi filmati potevano dimostrarlo".
Mortola inoltre, secondo i pm, sostenne invece il ritrovamento delle bottiglie molotov nella scuola e confermo' anche, solo per sentito dire dai colleghi, il "fittissimo lancio" di pietre e oggetti dalle finestre e la caduta anche di un maglio spaccapietre. "L'unico agente, Andrea Ridolfi, - ha puntualizzato - che avrebbe visto cadere il maglio, fatto riportato anche nel verbale di arresto, davanti ai giudici si e' avvalso della facolta' di non rispondere".
Un altro firmatario del falso verbale di arresto, Carlo Di Sarro - ha riferito il pm - affermo' sempre la sua estraneita' all' irruzione nella scuola, sostenendo di essere stato scalzato nello sfondamento dei cancelli dal VII reparto mobile di Michelangelo Fournier, vice di Vincenzo Canterini, entrambi imputati.
Sull'imputazione di associazione per delinquere a carico dei 93 no global arrestati, Di Sarro commento' con i pm: "Dobbiamo tener conto che nell'istituto sono state trovate anche le due bottiglie molotov". Sul "fittissimo" lancio di pietre, sottoscritto nel verbale, Di Sarro riferi' in seguito: "Sono cadute due pietre di piccole dimensioni nel cortile della scuola". Domani prosegue la requisitoria che si concludera' mercoledi' prossimo con le probabili richieste di condanna.
Roma | 11 luglio 2008
G8 2001, il pm: "Nessun esultò per la scoperta delle molotov nella scuola Diaz"
E' dedicata al ritrovamento delle due bottiglie molotov all'interno della scuola Diaz la quarta giornata di requisitoria dei pm nell'ambito del processo per la sanguinosa irruzione nella scuola Diaz durante il G8 del 2001.
"Nessuno esulta del ritrovamento di questo reperto significativo, la cosiddetta 'prova regina', nessuno ne parla, nessuno si attribuisce l"onore' del rinvenimento", ha dichiarato il pm Enrico Zucca sottolineando come, prima della comparsa delle due bottiglie incendiarie, la perquisizione avesse dato esiti "modesti: gli indumenti, i coltelli, le mazze e i picconi, il lancio di pietre, tutto questo compendio probatorio non poteva sostenere la formulazione di un reato associativo" a carico degli occupanti della scuola.
"Solo a seguito di una forzatura - ha detto il magistrato - queste prove avrebbero potuto essere presentate. C'era quindi la necessità di creare una prova determinante. E le molotov valgono da sole un autonomo reato, evocano la pericolosità dei soggetti, giustificano di per sé la perquisizione, tanto che dopo il loro rinvenimento l'operazione volge al termine. Con le molotov - prosegue il pm - la polizia ha qualcosa in mano da mostrare alla folla inferocita e ai giornalisti".
Zucca ha quindi ricordato la conferenza stampa in Questura successiva alla perquisizione nella Diaz, "con una tavola imbandita e un anonimo poliziotto che legge un comunicato. Solo in un secondo tempo, di fronte alla perplessità dei giornalisti sui pochi reperti mostrati, vengono portate nella stanza le due molotov. Se togliamo le due bottiglie incendiarie, non c'è nulla".
Zucca ha quindi ricostruito le prime dichiarazioni rese dagli allora testimoni, poi imputati, che "prendono tutti le distanze dal momento del rinvenimento, sostengono di essere entrati nella scuola dopo la perquisizione, nessuno parla delle molotov, neanche chi è entrato in contatto con il reperto, nessuno sa dove siano state trovate".
Il magistrato ha quindi sottolineato come, dopo il rinvenimento, le due bottiglie siano state "maneggiate senza alcuna cautela, in assenza di un interesse investigativo tanto che non vengono neppure rilevate le impronte digitali. Quindi - sostiene il pm - la localizzazione nel verbale è solo strumentale per attribuire il possesso a tutti gli occupanti della Diaz".
Ieri lo stesso pm si era concentrato sulla falsità dei verbali dichiarando che "la valutazione di sintesi è la sconcertante constatazione che non esiste alcun elemento di prova documentale o fattuale di ciò che viene descritto nei verbali di arresto. L'attestazione dei verbali non solo non è veritiera ma non ha neanche una paternità perché nessun partecipante all'operazione ha confermato il contenuto dei verbali". www.rainews24.rai.it